Milano Quotidiano

Tjeknavorian all’Opera: il “debutto” toscano nel repertorio lirico

Il direttore dell'Orchestra Sinfonica di Milano esordisce nel repertorio lirico con “Un ballo in maschera” al Maggio Musicale Fiorentino

Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Su Milano Quotidiano le recensioni di Francesco Bogliari, giornalista, appassionato melomane e autore di “Piccole cronache musicali”. Uno sguardo libero, ironico e spesso controcorrente agli eventi musicali. Dalla lirica alla sinfonica, senza accademismi né reverenze, mescolando memoria personale, gusto per il racconto e giudizi affilati

La prima volta che il vostro cronista ascoltò Emmanuel Tjeknavorian prese la scossa, come se avesse infilato le dita nella presa elettrica. Era il 18 febbraio 2024 e la Suite del “Rosenkavalier” fu la folgorante scoperta, la certezza che fosse nata una stella di prima grandezza nel firmamento della direzione d’orchestra. Il ragazzo allora aveva 29 anni, oggi ne ha “ben” 31 e in questo triennio l’abbiamo ascoltato una dozzina di volte, sia alla guida di una rivitalizzata Orchestra Sinfonica di Milano sia come raffinato camerista; repertorio prevalentemente otto-novecentesco, soprattutto di area austro-tedesca e russa, ma anche Mozart, Haydn, Ravel e un eccellente Rossini sacro (lo “Stabat Mater”).

Quando, alcuni mesi fa, è stato annunciato il suo debutto operistico, siamo quindi rimasti sorpresi nell’apprendere che sarebbe avvenuto con “Un ballo in maschera”, mentre ci saremmo aspettati un’opera di Mozart, magari “Le nozze di Figaro” che saranno il suo impegno successivo a Roma in settembre.

È perciò con grande curiosità che il vostro “cronista milanese” è andato in trasferta nel Granducato di Toscana per assistere all’esordio del “Giovane Tjek”, premio Abbiati 2025 e da poco confermato alla guida della compagine di Largo Mahler fino al 2029. L’attesa non è andata delusa: l’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino ha suonato magnificamente sotto la guida del direttore austro-armeno, che ha saputo creare un colore autenticamente verdiano, brunito e scuro con lampi di luce, caravaggesco (“I contrasti rimangono vivi e la luce non dissolve l’oscurità, ma la rende visibile”, scrive il direttore nel programma di sala), con energia nelle introduzioni orchestrali, nei concertati e nel grande duetto del secondo atto, il tutto senza mai sovrastare i cantanti.

Certo, è ancora migliorabile in alcuni aspetti, ad esempio l’accompagnamento delle arie, non del tutto fluido, ma crediamo che sia solo questione di esperienza da acquisire nel tempo sul campo. Quindi esame superato a pieni voti, con ulteriori margini di crescita. È la conferma che Tjeknavorian ha i numeri per diventare uno dei grandi direttori della nostra epoca, non solo a livello italiano.

Eccellente la compagnia di canto: timbro luminoso e fraseggio elegante Antonio Poli/Riccardo, duttile ed espressivo Hae Kang/Renato, potente e incisiva (che sia quasi pronta per un ruolo wagneriano?) Chiara Isotton/Amelia, sontuosa nella sua profondità Ksenia Dudnikiva/Ulrica, potente (ma forse troppo in relazione al ruolo) anche Lavinia Bini/Oscar. Ottimo, soprattutto nella componente femminile, il coro istruito da Lorenzo Fratini. Tutti in crescita nel corso dello spettacolo.

Due righe infine sulla regia, perché se volessimo analizzarla a fondo non basterebbero le nove colonne di un quotidiano. L’intuizione di Valentina Carrasco, quella di identificare Riccardo con John F. Kennedy, ci può stare (cospirazioni, assassinio politico ecc.), tanto più che l’opera verdiana è ambientata nella Boston colonia britannica di fine ‘600, ma costruirci intorno un intero spettacolo è risultato a nostro parere forzato, eccessivo. Ulrica come Martin Luther King è decisamente fuori luogo, come Oscar che diventa un’avvenente addetta stampa/segretaria personale – molto personale – del Capo, come Riccardo che nel grande duetto del secondo atto cerca di “forzare” in maniera esplicita la ritrosa virtù di Amelia ecc. Eccessivo anche l’uso di immagini e video kennediani. Chi scrive è un sostenitore delle attualizzazioni, e comunque delle ri-contestualizzazioni delle opere liriche, ma non sempre ci riesci se non ti chiami Carsen, Vick o Michieletto.

Prossimo appuntamento con Tjeknavorian direttore d’opera “Le nozze di Figaro” a settembre a Roma. Ci saremo e ve lo racconteremo. Nel frattempo continueremo a darvi conto del “Giovane Tjek” sinfonista e camerista “milanese”.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google