Milano Quotidiano

Toro della Galleria, ritocchini conclusi dopo le polemiche. Il restauratore: “Seguite le direttive del Comune”

Palazzo Marino assicura che il disegno originario non è stato modificato. Il restauratore respinge le critiche sui colori e sugli “attributi”: "Giudicato un lavoro non ancora finito"

Segui nicolaporro.it su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Il Toro rampante della Galleria Vittorio Emanuele II è tornato visibile e accessibile. Dopo la rimozione del pannello bianco e delle transenne, il mosaico dell’Ottagono è stato restituito alla fruizione pubblica e il rito scaramantico dei tre giri con il tallone può riprendere. Palazzo Marino ha comunicato la conclusione dell’intervento, precisando che il mosaico è stato stabilizzato, levigato e lucidato. Il restauro ha riguardato le parti deteriorate della pavimentazione, consumate dal passaggio quotidiano di migliaia di persone e dal gesto propiziatorio compiuto da turisti e milanesi.

La polemica era nata dopo la pubblicazione delle prime immagini del mosaico restaurato da parte dell’assessore alle Opere pubbliche Marco Granelli. Il post, accompagnato dai complimenti all’artigiano incaricato dell’intervento, aveva avuto un effetto inatteso. Sui social erano comparsi commenti critici. Al centro delle contestazioni, le differenze cromatiche tra le nuove tessere e quelle già presenti, la regolarità delle fughe, le dimensioni di alcune parti del mosaico e soprattutto la presunta scomparsa degli elementi anatomici più celebri del Toro. Da qui la battuta circolata online: non più un toro, ma un bue.

Il restauratore: “Lavoro giudicato prima della fine”

A eseguire l’intervento è stato Gianluca Galli, restauratore e mosaicista già incaricato in passato di lavorare sulla pavimentazione della Galleria. Galli ha espresso sorpresa e amarezza per la reazione suscitata dalle immagini diffuse prima della conclusione completa del trattamento. Secondo il restauratore, il mosaico è stato giudicato quando mancavano ancora passaggi tecnici essenziali. Le tessere dovevano assestarsi, poi essere lamate e infine lucidate, come avviene negli interventi sul marmo. Per questo, sostiene, le prime valutazioni sul risultato finale erano premature. Galli rivendica di essersi attenuto alle direttive ricevute e ai materiali messi a disposizione dal Comune. Durante i giorni di lavoro, ha aggiunto, il cantiere è rimasto sotto gli occhi dei tecnici e non sono state sollevate contestazioni.

La polemica sugli “attributi” del toro

Una parte delle polemiche è dovuta al colore degli “attributi” e sulla zona sotto la pancia del Toro. Il restauratore ha spiegato che la pietra rosa utilizzata nel precedente intervento del 2017 non era più disponibile. È stata quindi impiegata quella presente nei magazzini comunali. Anche per la parte più scura sotto la pancia, necessaria a rendere l’ombra, sono stati usati i materiali disponibili. Galli ha ricordato che all’ufficio tecnico del Comune esiste una lista di marmi da utilizzare e che il restauro è stato eseguito attenendosi a quella.

Il precedente restauro del 2017

Galli conosce da anni la pavimentazione storica della Galleria. Nel 2017 aveva già restaurato il mosaico del pavimento, compreso il Toro, che anche allora presentava parti consumate dal rito dei visitatori. In quell’occasione non ci furono polemiche. Il restauratore considera quindi paradossale che oggi il confronto venga fatto proprio con l’immagine precedente del Toro, frutto di un intervento realizzato da lui stesso.

Palazzo Marino rassicura: disegno originario non modificato

Il Comune ha respinto l’ipotesi di una modifica del disegno. Palazzo Marino parla di un intervento condotto con approccio filologico: le tessere deteriorate sono state rimosse e sostituite con marmi della stessa natura di quelli originari, privilegiando la cromia storica del mosaico ottocentesco. Secondo l’amministrazione, la conformazione del Toro è quella originaria della pavimentazione. Il restauro non avrebbe alterato il disegno, ma reintegrato le parti usurate. Inoltre, con il naturale assestamento dei materiali, la lettura complessiva del mosaico dovrebbe diventare progressivamente più uniforme.

Un simbolo consumato dal rito

Il Toro raffigurato nell’Ottagono è lo stemma di Torino, una delle capitali d’Italia rappresentate nei mosaici della pavimentazione della Galleria Vittorio Emanuele II. La costruzione della Galleria iniziò nell’Ottocento, con la posa della prima pietra nel 1865. Nel tempo il mosaico è diventato uno dei luoghi più fotografati di Milano. Il rito dei tre giri con il tallone, già diffuso nell’Ottocento, è legato alla fortuna e al ritorno in città. La conseguenza materiale è il consumo costante della pavimentazione, che richiede interventi periodici.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).