Si chiude con l’assoluzione di tutti gli otto imputati il primo processo nato dalle indagini della Procura di Milano sulla gestione urbanistica cittadina. La giudice Paola Braggion, della settima sezione penale, ha assolto perché il fatto non costituisce reato gli imputati accusati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva nel caso Torre Milano, il grattacielo di via Stresa finito al centro di uno dei filoni più rilevanti dell’inchiesta sull’edilizia milanese.
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La decisione ribalta l’impostazione dell’accusa. La pm Marina Petruzzella aveva infatti chiesto otto condanne e anche la confisca della Torre, ritenendo irregolare l’iter seguito per la realizzazione dell’edificio. La sentenza, arrivata dopo la camera di consiglio, ha invece escluso la configurabilità dei reati contestati. Costruttori e tecnici del Comune, è spiegato dai giudici, si sono semplicemente ed in buona fede basati su quella che era l’interpretazione delle norme vigenti all’epoca.
Al momento della lettura del dispositivo, in aula si è levato un applauso da parte di alcuni imputati presenti. Per il fronte giudiziario dell’urbanistica milanese si tratta di un passaggio significativo: il primo verdetto sui procedimenti avviati negli ultimi anni si conclude con una piena assoluzione.
Che cosa chiedeva la Procura milanese
La decisione della giudice Paola Braggion cancella in primo grado l’impianto accusatorio sostenuto dalla pm Marina Petruzzella, che ad aprile aveva chiesto otto condanne per abuso edilizio e lottizzazione abusiva, oltre alla confisca della Torre. Le richieste più pesanti, 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda, riguardavano Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi, Franco Zinna, ex dirigente della Direzione Urbanistica milanese, e Gianni Maria Beretta, architetto e progettista. Per gli ex funzionari dello Sportello unico edilizia Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis erano stati chiesti due anni di arresto e 30mila euro di ammenda, mentre per Pietro Ghelfi un anno di arresto e 16mila euro. Tutti sono stati assolti con formula piena. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.
Il Comune di Milano, indicato come parte offesa dalla Procura, non si era costituito parte civile. Al centro del processo c’era la tesi secondo cui, per realizzare il grattacielo di via Stresa, oltre 80 metri e 24 piani, sarebbe stata utilizzata una “Scia con atto d’obbligo”, cioè un’autocertificazione, al posto di un piano attuativo con convenzione urbanistica. Per l’accusa, una nuova costruzione sarebbe stata “spacciata” per ristrutturazione: un’ipotesi ricorrente anche in altri fascicoli sull’urbanistica milanese, che questo primo verdetto ha respinto in modo netto.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


