Milano Quotidiano

Tumori della tiroide, diagnosi precoci e interventi mirati: come cambia la chirurgia

Dalla sorveglianza attiva alle tecnologie che rendono gli interventi più sicuri e meno invasivi. Tullio Ibba, responsabile di Endocrinochirurgia del Policlinico di Milano, spiega come la medicina di precisione e l'approccio multidisciplinare stiano trasformando la cura delle patologie della tiroide e delle paratiroidi

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L’endocrinochirurgia è una disciplina altamente specialistica che si occupa del trattamento chirurgico delle patologie della tiroide, delle paratiroidi e, in casi selezionati, delle ghiandole surrenali. Negli ultimi anni l’evoluzione delle tecniche diagnostiche, l’introduzione di nuove tecnologie in sala operatoria e una maggiore conoscenza biologica delle malattie hanno profondamente cambiato l’approccio terapeutico, rendendo le cure sempre più personalizzate. Ne parliamo con il dottor Tullio Ibba, Responsabile di Endocrinochirurgia del Policlinico di Milano, uno dei centri di riferimento nazionali per il trattamento delle patologie endocrine. L’INTERVISTA

Dottor Ibba, l’endocrinochirurgia è una disciplina poco conosciuta dal grande pubblico. Di quali patologie si occupa e quali sono oggi le condizioni che più frequentemente richiedono un intervento chirurgico?
L’endocrinochirurgia si occupa principalmente delle patologie della tiroide, delle paratiroidi e, in alcuni casi selezionati, delle ghiandole surrenali. Le condizioni che più frequentemente richiedono un intervento sono i tumori della tiroide, i noduli tiroidei sospetti o sintomatici, il gozzo che provoca compressione delle strutture del collo e l’iperparatiroidismo, una malattia caratterizzata da un’eccessiva produzione di ormone paratiroideo che può causare osteoporosi, calcoli renali e altre complicanze. Si tratta di patologie molto diffuse che richiedono una valutazione specialistica accurata per individuare il percorso terapeutico più appropriato per ogni paziente.

I tumori della tiroide sono in costante aumento e vengono diagnosticati sempre più precocemente. Come sono cambiate negli ultimi anni le strategie chirurgiche e quando è davvero necessario operare?
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un importante cambiamento culturale e scientifico. Grazie alla diffusione dell’ecografia e delle tecniche diagnostiche avanzate, riusciamo a identificare lesioni sempre più piccole e precoci. Tuttavia, non tutti i tumori della tiroide richiedono necessariamente un intervento immediato. Oggi la strategia è sempre più personalizzata: valutiamo attentamente le caratteristiche biologiche del tumore, le dimensioni, l’età del paziente e i fattori di rischio. In alcuni casi selezionati è possibile anche adottare protocolli di sorveglianza attiva, evitando trattamenti non necessari. Quando la chirurgia è indicata, l’obiettivo è essere il più conservativi possibile, garantendo al tempo stesso la massima sicurezza oncologica.

Uno dei temi più sentiti dai pazienti riguarda il rischio di complicanze e l’impatto dell’intervento sulla qualità della vita. Quali progressi tecnologici hanno reso oggi la chirurgia endocrina più sicura e meno invasiva?
La chirurgia endocrina ha compiuto enormi passi avanti. Oggi disponiamo di sistemi di monitoraggio intraoperatorio dei nervi laringei che ci consentono di ridurre significativamente il rischio di alterazioni della voce. Utilizziamo inoltre strumenti avanzati per la dissezione e l’emostasi che permettono interventi più precisi, meno traumatici e con un recupero più rapido. Grande attenzione viene dedicata anche alla preservazione delle paratiroidi durante la chirurgia tiroidea, per ridurre il rischio di ipocalcemia post-operatoria. Tutto questo si traduce in una maggiore sicurezza, degenze più brevi e un ritorno più rapido alle normali attività quotidiane.

Il Policlinico di Milano può contare su un percorso multidisciplinare dedicato alle patologie endocrine. Quanto è importante la collaborazione tra endocrinologi, chirurghi, radiologi, medicina nucleare e anatomia patologica per garantire la migliore cura possibile?
È fondamentale. Le patologie endocrine richiedono competenze diverse che devono dialogare costantemente tra loro. Ogni caso viene valutato all’interno di un percorso condiviso che coinvolge endocrinologi, radiologi, medici nucleari, anatomopatologi e chirurghi. Questo approccio multidisciplinare permette di definire diagnosi più accurate, scegliere il trattamento più appropriato e garantire un follow-up personalizzato. Il paziente beneficia così di una presa in carico completa, dalla diagnosi iniziale fino al controllo nel tempo, con standard assistenziali elevati e decisioni basate sulle più recenti evidenze scientifiche.

Quali sono le principali innovazioni che stanno cambiando il futuro dell’endocrinochirurgia e quali obiettivi vi siete posti come centro di riferimento nazionale per i prossimi anni?
Il futuro dell’endocrinochirurgia sarà sempre più orientato verso la medicina di precisione. Le nuove conoscenze genetiche e molecolari consentiranno di comprendere meglio il comportamento dei tumori e di personalizzare ulteriormente le strategie terapeutiche. Parallelamente stiamo assistendo allo sviluppo di tecniche chirurgiche sempre meno invasive e di nuove tecnologie per la pianificazione e l’esecuzione degli interventi. Come Policlinico di Milano il nostro obiettivo è consolidare il ruolo di centro di riferimento nazionale, investendo nella ricerca, nell’innovazione tecnologica e nella formazione delle nuove generazioni di specialisti. Vogliamo continuare a offrire ai pazienti cure altamente specialistiche, sicure e basate su un approccio multidisciplinare che rappresenta oggi il vero valore aggiunto della medicina moderna.

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