Altro che danno alle casse pubbliche. Secondo la Procura di Milano, le indagini sull’urbanistica avrebbero prodotto un effetto opposto rispetto alle accuse circolate negli ultimi mesi: un aumento significativo delle entrate per il Comune. È quanto emerge dagli atti firmati dalla pm Marina Petruzzella, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato al sequestro di un cantiere per un hotel mai avviato in via Zecca Vecchia, nel centro storico. Nel documento si legge che, “al contrario di quanto da alcune parti affermato”, le indagini “non hanno causato danno alle finanze comunali ma stanno facendo crescere, e molto, le entrate”. Il motivo? La revisione dei valori legati agli oneri di urbanizzazione e alle cosiddette monetizzazioni, cioè i contributi economici versati in alternativa alla realizzazione diretta di servizi pubblici.
Il caso di via Zecca Vecchia e le aree B2
Il caso specifico riguarda un’area classificata come “B2” dal Piano di governo del territorio di Milano, zone spesso finite al centro delle operazioni di valorizzazione immobiliare del Comune. In diversi casi, queste aree sono state oggetto di aste per la vendita del patrimonio pubblico, con operazioni gestite anche da BNP Paribas. È proprio in questo contesto che la Procura ha ricostruito un meccanismo di sottostima dei valori, oggi corretto attraverso nuove determinazioni economiche.
A rafforzare la tesi degli inquirenti ci sono tre recenti sentenze del Tar Lombardia, pubblicate a marzo, relative a interventi edilizi in via Trentacoste, via Fusaro e piazzale Libia.
In questi casi, il Comune di Milano ha richiesto importi sensibilmente più alti rispetto al passato:
– 1,6 milioni di euro invece di 87mila
– 750mila euro al posto di 318mila
– 345mila euro contro i precedenti 74mila
Un salto che deriva dall’aggiornamento delle tabelle per le monetizzazioni degli standard urbanistici, ferme addirittura al 1997 e riviste solo alla fine del 2024, anche alla luce delle indagini penali.
“La panacea è finita per gli operatori”
Il cambio di scenario è netto. “La panacea sembra finita per gli operatori immobiliari”, scrivono i pm, sottolineando come il Tar abbia riconosciuto la correttezza delle contestazioni mosse dalla Procura. Secondo i giudici amministrativi, infatti, le nuove richieste economiche sono coerenti con principi consolidati da decenni nella giurisprudenza costituzionale e nelle decisioni dei tribunali, sia amministrativi che civili e penali. Tradotto: meno margini per interpretazioni “creative” e conti decisamente più salati per chi costruisce. E, almeno per le casse di Palazzo Marino, un effetto tutt’altro che negativo.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


