Milano Quotidiano

Urbanistica milanese: il caso di scuola di Zecca Vecchia

Tra iter decennali, permessi mai rilasciati e un sequestro controverso, il caso di via Zecca Vecchia è emblematico del dibattito sull’urbanistica milanese

(immagine generata con l'intelligenza artificiale)
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Il 30 aprile scorso la Guardia di Finanza ha sequestrato il cantiere di via Zecca Vecchia, in pieno centro storico a Milano.
Il caso è quello noto dell’urbanistica milanese. Nell’inchiesta sono finite quasi 40 persone. Il progetto è quello della demolizione e poi costruzione di un hotel su quello che era il garage Sanremo. Secondo i pm i costruttori avrebbero ottenuto i permessi presentando una serie di atti ritenuti o falsi, o illegittimi. Qualcosa di nuovo sotto al sole milanese? No. In effetti ci sono decine di casi come quello di via Zecca Vecchia. Che però ha una particolarità. La particolarità è che per via Zecca Vecchia non c’è stato alcun permesso rilasciato, e quindi l’area è stata sequestrata non si capisce bene a quale titolo.

 

Ma facciamo un passo indietro. Perché mettere in fila le cose fa capire come nel 2026 si stiano andando a contestare vicende che hanno una gestazione non di 10 giorni o di 10 mesi, ma di 10 anni. Questo è compatibile con business che hanno piani finanziari di decine di milioni di euro? La risposta ognuno se la dia alla fine del racconto.

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Via Zecca Vecchia: dalla rigenerazione immobiliare fino al sequestro

Di Via Zecca Vecchia si parlava già ai tempi della Moratti sindaco. Ai tempi vennero fatti dei fondi di valorizzazione, che tradotto sono fondi immobiliari che portarono alla dismissione di asset in tutta Milano. Poi, sotto Pisapia, nel 2017 una procedura competitiva cercò un compratore. Venne assegnato a un ex canoista, Stefano Spremberg. C’era un garage multipiano ormai in disuso, e il posto era buono: proprio al centro delle Cinquevie. Posto di pregio. Spremberg è uno che si sa muovere. Investe un po’ di qui, un po’ di là, anche nell’editoria. Ma la cosa importante è la sua attività nel mondo del real estate. Nel 2018 presenta un progetto e vince il contest del Comune. Gli viene assegnata l’area. Il progetto ha come finanziatore un fondo lussemburghese riconducibile al fondatore di Hublot (il marchio di orologi di lusso) Carlo Crocco (non Cracco!). I due comprano a 16 milioni di euro. Demoliscono il garage, bonificano.

Scavando trovano delle mura romane e quindi variano il progetto eccetera eccetera. Nel 2023, quindi cinque anni dopo l’assegnazione tutto l’iter è concluso. E’ passato anche dalla commissione paesaggio. Quindi, arriva la firma della convenzione con il Comune. Firmata questa, c’è solo da ottenere il permesso a costruire. Però – prima – c’è da versare gli oneri di urbanizzazione: 8 milioni. Spremberg versa tutto, ovviamente. Ma il rilascio del permesso non arriva. E quindi iniziano le diffide: ma perché mai non rilasciate il permesso? Motivazione semplice: intanto la Procura ha iniziato a bastonare di qui e di là, e il Comune continua progressivamente a rinculare, pensando che la cosa si fermerà. E invece no. A un certo punto, vista l’insistenza del costruttore di farsi rilasciare il permesso, arriva la Gdf: tutto sequestrato. Eppure, anche volendo costruire, non si sarebbe potuto senza permesso, che non è stato rilasciato. Niente, ormai a Milano si usa così.

L’attesa per la sentenza su Torre Milano

C’è una buona notizia però in tutto questo: a giugno arriva la sentenza su Torre Milano. La prima, quella più importante. E’ quella che tutti si aspettano che farà scuola e che demolirà il castello della Procura di Milano. Oppure, che le darà ragione in modo irrevocabile. Tutti attendono in modo quasi messianico, non sapendo che forse ci si dimentica della regola fondamentale: in medio stat virtus. E – purtroppo – molto spesso anche le sentenze.

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