Il Comune di Milano entra nel procedimento sull’intervento edilizio di piazza Aspromonte, ma senza costituirsi parte civile. Con una delibera di giunta, l’amministrazione ha infatti deciso di partecipare al processo in qualità di persona offesa, prendendo posizione su una vicenda urbanistica già finita al centro dell’attenzione giudiziaria. La decisione comporta anche il subentro, sotto il profilo dell’interesse rappresentato, rispetto al gruppo di cittadini che nei mesi scorsi si era costituito parte civile proprio in sostituzione del Comune.
Niente azione popolare: “Valuteremo eventuali responsabilità”
Nella nota diffusa da Comune di Milano viene chiarito che l’ente “non aderisce all’azione popolare intrapresa” dai cittadini. L’amministrazione si riserva invece la possibilità di avviare un’azione civile autonoma per il risarcimento dei danni, ma solo in un secondo momento, nel caso in cui il processo accerti eventuali responsabilità degli imputati.
Una linea già tracciata nel 2024
La scelta è in continuità con quanto già stabilito nel febbraio 2024, quando una precedente delibera aveva escluso l’interesse del Comune a costituirsi parte civile nei procedimenti penali aperti in materia urbanistica. Palazzo Marino ribadisce quindi una linea prudente: presenza nel processo per seguire l’accertamento dei fatti, ma senza un coinvolgimento diretto nella fase risarcitoria, almeno per ora.
L’amministrazione sottolinea di essere “senz’altro interessata” a chiarire la natura dell’intervento edilizio contestato, ovvero se sia legittimo o abusivo. Proprio per questo ha scelto di partecipare come persona offesa, mantenendo però la possibilità di agire civilmente in un secondo momento, come previsto dall’ordinamento.
Scontro sull’azione dei cittadini: possibile ricorso alla Consulta
Resta aperto il fronte con il gruppo di cittadini che si è costituito parte civile. Se il giudice dovesse consentire loro di proseguire l’azione popolare in sostituzione del Comune, l’amministrazione è pronta a reagire. Palazzo Marino annuncia infatti l’intenzione di sollevare una questione di legittimità costituzionale, sostenendo che l’azione popolare non possa essere ammessa quando l’ente ha già espresso una propria volontà, ma solo in assenza di una posizione ufficiale.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


