Milano Quotidiano

Vannacciani attovagliati nel cuore del Parco sud, tra vecchie conoscenze e sorprendenti incontri

All'Isola Fiorita di Zibido San Giacomo (in via Togliatti!) il ritrovo dei presidenti dei comitati di Vannacci. Ecco chi c'era

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Zibido San Giacomo. Posto tranquillo del Parco Sud in una serata tiepida, di primavera. Si riuniscono in via Togliatti una sessantina di “presidenti” di comitati di Roberto Vannacci. Sono gli embrioni del partito del generale. C’è di tutto, attovagliato all’Isola Fiorita fuori porta. Il ristoratore è di quelli che è tutto un programma. Flaminio, magrissimo, che spadella. Menù tipo, con lo gnocco fritto, la salsiccia cruda, l’affettato. Continua ad arrivare gente. A organizzare, smistare, con una voce ad alto tasso di decibel, Roberto Jonghi Lavarini. Si fa chiamare il “Barone Nero”, ed è ben noto a mezzo panorama giornalistico italiano. E a tutta la destra, ovviamente. Con la quale ha intrattenuto rapporti ultradecennali. Litigando, dividendosi, venendo anche “bandito” da buona parte degli esponenti governativi. Dicono che Giorgia Meloni lo detesti.

Eppure, sta sempre là in mezzo. In una nuova iniziativa, in un nuovo percorso. Parole d’ordine sempre le stesse: patrioti, difesa, aristocrazia. “Futuro Nazionale è un progetto ambizioso, il generale un vero campione, bravi i tre deputati e il coordinatore, ma dietro, per ora, vedo molti dilettanti allo sbaraglio, troppi riciclati in cerca di poltrone e persino qualche infiltrato, spia e provocatore, mandato da altri partiti e, probabilmente, da servizi segreti stranieri, atlantisti e sionisti”. Provoca, con una vena nascosta di ironia. Poi, se c’è da spostare un tavolo perché mancano quattro posti, e poi otto, e poi bisogna stringersi, dà una mano.

Ai tavoli c’è di tutto. Vecchie conoscenze. Come Piergianni Prosperini, già assessore regionale quantomai pittoresco. Ogni anno faceva fare un calendario nel quale si autorappresentava come il difensore della cristianità, come un crociato, eccetera eccetera. Imperdibili. Venne arrestato in diretta televisiva con Roberto Poletti, mentre diceva “beh, sono qui bello paciarotto, come fanno le agenzie a dire che mi stanno arrestando?”. Poi le condanne, ed eccolo tornato in pista, un po’ invecchiato. Si schermisce: “Ma sì, mi do un po’ da fare ma niente di più. Io sostengo il generale e il suo progetto di rinascita nazionale, ma per vincere, la vera destra deve allearsi con il centrodestra, influenzandone positivamente l’azione di governo”. Da queste parti la Meloni non è vista con particolare simpatia, e men che meno Salvini. Però l’Aventino non è il colle preferito.

C’è anche Renato Maturo, avvocato penalista. Tipo posato, calmo, niente urla e niente eccessi. E’ il volto presentabile del movimento. Scandisce: “Il generale Vannacci è un capo carismatico, un grande oratore e stratega, un vero patriota in guerra e in pace. Intorno a lui, dobbiamo costruire un partito vero, radicato sul territorio e nella società civile, e formare una nuova classe dirigente. Futuro Nazionale è l’ultima speranza per il popolo italiano, per le nostre famiglie e imprese”.

Il rosso riempie i bicchieri bassi, a differenza della voce degli astanti, in mezzo alle radio antiche che si affastellano lungo le pareti del ristorante. Arrivano le solite pappardelle al ragù di cinghiale, la specialità di Flaminio, che nella sua storia ha la gestione dei servizi di ristorazione delle feste tricolori d’un tempo. Tempo passato. Ai tavoli c’è veramente di tutto. Il monzese Lele Petrucci (ex assessore comunale e segretario regionale lombardo del movimento Indipendenza di Gianni Alemanno, confluito in Futuro Nazionale), il castellano “cavaliere templare” torinese Fabrizio Matta (eccentrico rappresentante ufficiale dell’ex eurodeputato Mario Borghezio), l’onorevole Romolus Popescu (presidente dell’associazione dei Romeni in Italia, orgogliosamente rumeno cristiano ortodosso come la moglie del generale Vannacci, Camelia Mihailescu) e il commercialista professore Salvatore Varano (docente universitario, ex dirigente di Forza Italia, ora presidente dell’associazione vittime del fisco e della giustizia).

E ancora, rappresentanti del sindacato nazionale UGL, paracadutisti, cacciatori, camionisti, tassisti, commercianti, titolari di agenzie di intelligence. Si salutano a seconda della loro storia. Con la famosa stretta intorno all’avambraccio per quelli della destra più antica, gli altri un po’ come capita. “Guarda che qui di dirigenti del partito non ce ne sono, tranne Pozzolo – rassicura Jonghi, preannunciando l’arrivo mordi e fuggi di Emanuele Pozzolo – Però sono tutti presidenti dei comitati”. Un mondo che ribolle. Gruppi e gruppetti. C’è chi dice che ce ne siano già due a Milano, tutti in centro: uno in Duomo e uno in Brera. C’è chi ha lasciato Forza Italia per “rimettersi in gioco”. Alla fine, si va alla cassa. C’è il busto del duce in bella mostra.

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