Vuoi unirti alla resistenza culturale garantista di Milano?

Per Gentili la nomina di Malangone in Atm sarebbe inopportuna. Alla faccia della coerenza...

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David Gentili

Oggi sono passato davanti a una edicola, vicino alla celebre polleria Giannasi. Su una fiancata, in bianco su fondo nero, c’era una scritta: “Vuoi unirti alla resistenza culturale?“, chiaro riferimento a Guerre Stellari. Mi ha fatto pensare perché, poco prima, avevo letto un post di David Gentili su Facebook. Chi è David Gentili? E’ stato il presidente della commissione antimafia del Comune di Milano, nonché consigliere comunale del Partito Democratico sotto Pisapia. Dal 2022 è stato nominato membro del Comitato Antimafia, dove lo ha nominato il sindaco Beppe Sala. Non è una nomina di poco conto, perché pur essendo una carica meramente consultiva, di fatto influenza le scelte dell’amministrazione.

Da qualche tempo è nella lista dei consiglieri per il cda di Atm Christian Malangone, direttore generale del Comune di Milano. La motivazione di questa presenza è semplice: Malangone lascerà il Comune di Milano in prossimità della fine del mandato di Beppe Sala, e approderà alla partecipata. Malangone è stato il perno di tutta la politica amministrativa dei due mandati Sala. Tecnico, grande lavoratore e stimato da tutti, ci ha sempre messo la faccia. E per motivi di responsabilità tecnica – giacché è il direttore generale quindi è di fatto il datore di lavoro di tutti i dipendenti comunali – è finito indagato nei due grossi procedimenti che ci sono contro il Comune di Milano: l’Urbanistica e la vendita di San Siro.

Per Gentili la nomina di Malangone in Atm sarebbe inopportuna. Alla faccia della coerenza…

David Gentili, in un post su Facebook, scrive nero su bianco: “Considero un errore nominare Christian Malangone, attuale Direttore generale del Comune di Milano, nel CDA di ATM. Al di là del doppio incarico che non dovrebbe esistere proprio. Penso sia inopportuno viste le due indagini che lo vedono coinvolto. Si attenda la fine del mandato e la fine delle indagini”. Quindi, secondo questo Gentili campione della legalità (poi qualcuno ci spiegherà perché uno che fa l’educatore e il politico debba fare l’aggiunto esterno dei pm), se uno è indagato non deve più lavorare, non deve più essere nominato e magari sotterrarsi in un buco finché la giustizia – che in Italia ha tempi biblici – non finirà il suo corso. Magari – come è molto probabile – dicendo che non ha fatto niente di male.

E poi chi lo ripagherà delle occasioni mancate, degli stipendi non percepiti, e tutto il resto? David Gentili? E dove sta il rispetto della legge da parte di questo David Gentili, quella legge per cui si è innocenti finché non si è giudicati colpevoli, non finché non si è indagati? E dove sta la coerenza politica di David Gentili, che è stato nominato da Beppe Sala e dunque da questa amministrazione, che in Christian Malangone non ha un passante o un funzionario di basso livello, ma il suo perno e cardine assoluto? Richiedergli un briciolo di coerenza sarebbe troppo. E qui torniamo al grande slogan dell’edicola di Milano: vuoi unirti alla resistenza culturale contro la barbarie giustizialista? Referendum oppure no, rimane una battaglia da combattere. Una battaglia culturale. Senza guardare il colore politico.

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