E alla fine la Procura di Modena non contesta l’aggravante del terrorismo. Salim El Koudri resterà in carcere; in fondo non ha nemmeno chiesto la scarcerazione, ma con ogni probabilità non dovrà rispondere dell’accusa di terrorismo, che avrebbe ovviamente aggravato la sua posizione. Nel corso dell’interrogatorio di convalida a Modena, di fronte al Gip, la Procura non ha nemmeno contestato l’odio razziale né la premeditazione. Per lui l’accusa è “solo” di strage e lesioni, aggravate dall’uso di un coltello.
“L’udienza è andata come era prevedibile – ha spiegato l’avvocato del 31enne, che ha lanciato la sua C3 contro i pedoni –. La Procura ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia in carcere. Come difesa ci siamo rimessi alla giustizia: non è questa la fase per sminuire o minimizzare ciò che è successo”. Il giudice comunicherà la sua decisione nelle prossime ore, anche se appare ovviamente scontata. La difesa, in questo momento, non intende contestare quanto accaduto, visto che le telecamere parlano chiaro. “Quello che serve è accertare perché è successo. Credo, purtroppo, che non ci sia una ragione razionale”, ha aggiunto il legale Fausto Giannelli. Gli investigatori stanno scandagliando i suoi computer e cellulari. Lui stesso ha fornito il codice di sblocco dello smartphone. “È stato chiesto se volessimo fornire spontaneamente il codice e lui, senza esitazioni, ha accettato – ha detto Giannelli -. Anche noi vogliamo capire cosa c’era in quel cellulare e cosa ci sia stato dietro a quanto accaduto”.
Di fronte al giudice, Salim non avrebbe parlato molto. Si sarebbe limitato ad alcune frasi. Avrebbe convenuto che fosse “giusto che io sia in carcere”. Nato a Bergamo, figlio di immigrati marocchini, laureato e con problemi psichici certificati, Salim aveva interrotto le cure al centro medico che lo stava seguendo. Ora gli avvocati hanno chiesto per lui un consulto medico, non tanto per una perizia psichiatrica – quella avverrà in sede di processo – quanto per stabilizzare le sue condizioni mediche. “C’era la frustrazione del lavoro: lui aveva fatto l’università con il massimo dei voti e non trovava un lavoro adeguato. È ovvio che non è la causa e la spiegazione di un gesto come quello; è una frustrazione che si inserisce, io credo, in una mente malata che queste difficoltà lavorative hanno fatto deflagrare”, ha provato a ipotizzare l’avvocato. “Sulla condizione del sentirsi straniero io ho provato a parlare con lui e con la famiglia. Però El Koudri è un ragazzo che parla italiano con l’accento modenese, che conosce il Marocco come un luogo di vacanza dove vive il nonno, dove è stato pochissime volte. Lui, in realtà, si sente totalmente italiano”.
Certo, c’è quel dettaglio, mica da niente, delle mail contro Gesù inviate all’Università di Modena. E l’odio contro i cristiani. “All’epoca lui era un praticante musulmano e probabilmente vedeva il cristianesimo come un’altra religione che riguardava le altre persone – prova a spiegare il legale -. Poi ha abbandonato la fede islamica e dal 2022 lui non fa più cenni al cristianesimo e le sue mail si concentrano, invece, su altre versioni, dove dice: ‘il diavolo mi perseguita, ce l’hanno tutti con me’. La sua rivendicazione è essenzialmente lavorativa e di persecuzione”. In carcere avrebbe chiesto una bibbia e di incontrare un prete. In merito all’aggravante di premeditazione, Giannelli spiega che “non è stata accertata perché è vero che lui compie un gesto orrendo, ma nessuno, al momento, ha capito davvero cosa sia scattato nella sua mente quel giorno: saranno gli psichiatri forensi ad accertarlo”.
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