Ma che bello quando la realtà si prende la briga di sbugiardare certi commenti da salotto, guidati più dall’odio verso il puzzone Donald Trump che dalla logica dei fatti. Ricordate cosa scrisse ieri Massimo Gramellini nella sua famosissima rubrica sull’autorevolissimo Corriere della Sera? Vi rinfreschiamo la memoria: se l’era presa con il presidente degli Stati Uniti colpevole di aver ridotto il mondiale di calcio in non si sa quale orripilante sceneggiatura del peggior razzismo, avendo espulso alla frontiera un arbitro somalo e avendo fatto annusare dai cani le borse di Fabio Cannavaro e della sua nazionale dell’Uzbekistan. Testuale: “Il povero Cannavaro annusato voracemente (sic!) dai cani antidroga all’ingresso dello stadio di New York – in quanto c.t di una nazionale invisa a Trump, l’Uzbekistan – rappresenta un momento di tragicomicità surreale. E che dire di Omar Artan, il somalo premiato come miglior arbitro africano dell’anno, che al suo arrivo a Miami è stato sottoposto a un interrogatorio di undici ore e rispedito a casa nonostante il visto diplomatico perché la Somalia è nella lista nera del Presidente”.
Insomma: per Gramellini “con i bioritmi di Trump nessuno può sentirsi al sicuro” e “l’unica certezza immutabile è che, in qualunque stadio vada, la gente lo fischia a più non posso” e “sono fischi rigorosamente americani”. Primo appunto. Il caso a cui si riferisce l’esimio collega è la presenza del presidente Usa a gara 3 delle Finals NBA tra New York e San Antonio Spurs. Ha idea, Gramellini, di quanto costi un biglietto per un match delle Finals al Madison Square Garden? Pensa davvero che quei fischi rappresentino “gli americani”, o solo una fetta più agiata, peraltro nella città più radical chic del mondo che ha votato un sindaco musulmano?
Secondo appunto. Ieri Fabio Cannavaro, pur senza citare Gramellini, lo ha piallato manco fosse un attaccante della Germania nel 2006. “Ho visto sulle prima pagine dei giornali le fotografie delle perquisizioni a cui siamo stati sottoposti all’aeroporto, come nazionale uzbeka. Ho letto anche titoli sbagliati, quindi vorrei fare chiarezza. Sono stati controlli di routine, normali”, ha scritto il campione in un post sul proprio profilo Instagram. “La gente non sa una cosa: quando le Nazionali del Mondiale viaggiano, non passano dai terminal dall’aeroporto come i viaggiatori comuni, ma i bus dedicati alle squadre le accompagnano direttamente fino alla pista. I controlli a cui i viaggiatori comuni vengono sottoposti nel terminal, noi li facciamo direttamente in pista. Esattamente gli stessi. È la prassi”. E ancora: “Quindi nessuno scandalo. Nessun trattamento poco dignitoso o rispettoso. Stessa cosa per le partite. Prima dell’amichevole contro l’Olanda siamo stati controllati al campo, e anche questo era previsto: le squadre prima di ogni partita vengono sottoposte ai controlli o in hotel appena prima di partire (come accaduto all’Olanda) o direttamente al campo, come accaduto a noi. La verità è che abbiamo trovato un’organizzazione perfetta”. Ci sei, Gramellini?
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