Morire per Danzica, fallire per Kiev

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar ci ricordiamo dei moniti degli espertoni: non commettere con Putin lo stesso errore commesso con Hitler a Monaco, cioè dargli carta bianca sperando che a un certo punto si fermi; e non ragionare come certi europei ai tempi in cui il dittatore nazista diceva di volersi prendere pure la città libera affacciata sul Baltico, perché sarebbe stato inutile “morire per Danzica”. D’accordo: chi sceglie il disonore per non avere la guerra, come sapeva Churchill, si ritrova comunque ad avere la guerra. Però adesso, al Consiglio Ue, c’è in ballo un’altra forma estrema di sacrificio preventivo: fallire per Kiev. Stamattina ci siamo svegliati con la notizia che gli Stati membri dell’Unione, per procedere a utilizzare gli asset russi come garanzia di un maxi prestito all’Ucraina, sono pronti a offrire “garanzie illimitate” al Belgio. Che, come noto, siccome la società che detiene quelle risorse finanziarie si trova a Bruxelles, è reticente a compiere il passo auspicato da vari Paesi, Germania in testa. Di che cifra parliamo? Sembra che i belgi abbiano chiesto oltre 210 miliardi, cioè più dell’intera somma custodita da Euroclear. La parola “illimitate”, inserita in una nuova bozza di conclusioni del vertice, se presa alla lettera va persino oltre: si tratterebbe di tirare fuori 210 miliardi, 300 miliardi, 400 miliardi o qualsiasi altra cifra necessaria, in caso la Russia vinca un arbitrato internazionale. Sembra che questo prestito sia vitale per l’Ucraina: senza quei soldi, fallirebbe. Dandole quei soldi, però, forse falliremmo noi. E allora ci domandiamo se davvero l’Europa, senza nemmeno aspettare la guerra che ogni giorno va evocando, voglia finire così. Sprofondare insieme a Zelensky. Pare che oggi potremmo scoprirlo.

Il Barista, 19 dicembre 2025

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