Politica

Morire per un avviso di garanzia

giudici Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

È curioso come in questo Paese siamo tutti pronti a difendere e rivendicare la Costituzione, tranne che per un articolo, il 27: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”

Un articolo che viene sistematicamente disatteso in tutte le sue parti. Se una persona si macchia di un reato, lo stigma colpisce la sua cerchia familiare, il giro di amicizie e conoscenze. Persino il tabaccaio da cui compri abitualmente le sigarette. Il risultato è che chi è oggetto di un’indagine, ancora prima di appurarne la effettiva colpevolezza, si trova già molto spesso da solo. E la gente si ammala. O si ammazza. Se ad una persona viene notificato un avviso di garanzia, che nel nostro sistema nasce come atto a tutela dell’indagato, viene da subito guardato e considerato colpevole.

Un triste retaggio di Tangentopoli, ma che ha fatto solide radici nell’opinione pubblica. Al punto che non importa se uno sia colpevole o innocente: se sei indagato, qualcosa avrai sicuramente fatto e devi già iniziare a pagare con fango e odio. E la gente si ammala. O si ammazza. Se poi sei effettivamente colpevole, a volte anche se non lo sei, ma è un altro discorso che qui non aggiunge nulla, finisci nel girone dantesco delle carceri italiane. Dove il sovraffollamento ti costringe a vivere in dodici in uno spazio concepito per sei. Dove non puoi essere assistito come dignità vorrebbe perché il personale è limitato, le risorse ancora peggio. Dove vivi in condizioni che con il senso di umanità hanno poco a che fare. Molto poco. Dove se sei fragile, finisci col bruciarti il cervello.

Dove la pena diventa fatalmente vendicativa e per nulla rieducativa, nonostante l’impegno e la passione di tanti volontari che vanno nelle carceri per provare a disegnare un futuro migliore davanti agli occhi dei detenuti. E nessuno riesce a far nulla perché il giusto debito da pagare alla società per ciò che hai commesso, non divenga agonia. E la gente si ammala. O si ammazza. 46 persone si sono già ammazzate in carcere nei primi sette mesi di quest’anno.

E pensate che, tra questi, c’è anche chi era ancora in attesa di giudizio. Si, secondo l’articolo 27 della nostra amata Costituzione, qualcuno che ancora non era colpevole di nulla.

Guglielmo Mastroianni, 14 agosto 2025

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Sedute Satiriche di Beppe Fantin - Vignetta del 10/04/2026

Domani da incubo

Vignetta del 10/04/2026