Esteri

“Morti e feriti a Caracas”. E il blitz di Trump fa infuriare Mosca: “Inaccettabile”

Incriminazioni a New York per narcoterrorismo. Caracas denuncia attacchi e danni civili

Donald Trump e Maduro sull'attacco in Venezuela Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Arrivano le prime ripercussioni della “operazione su larga scala” condotta dagli Stati Uniti in Venezuela. Donald Trump ha confermato che il presidente venezuelano Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores “sono stati catturati e portati via dal Paese. Sono stati incriminati a New York per narco-traffico”. Come vi abbiamo raccontato, nelle prime ore della notte a Caracas, intorno alle 2 locali (le 7 in Italia), residenti hanno riferito di almeno sette esplosioni e del passaggio di aerei a bassa quota. Poco dopo, Maduro ha condannato quella che ha definito una “gravissima aggressione degli Usa” e ha annunciato lo stato di emergenza nazionale.

L’incriminazione di Maduro e della moglie è stata confermata ufficialmente dalle autorità giudiziarie statunitensi. In un messaggio pubblicato su X, la procuratrice generale Pamela Bondi ha dichiarato: “Nicolas Maduro e sua moglie, Cilia Flores, sono stati incriminati nel Distretto Meridionale di New York”. Bondi ha precisato che “Nicolas Maduro è stato accusato di cospirazione a fini di narcoterrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e ordigni distruttivi e cospirazione per il possesso di mitragliatrici e ordigni distruttivi contro gli Stati Uniti”, aggiungendo che “presto dovranno affrontare tutta la severità della giustizia americana sul suolo americano nei tribunali americani. A nome dell’intero Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, vorrei ringraziare il presidente Trump per aver avuto il coraggio di chiedere che fosse fatta giustizia a nome del popolo americano, e un enorme grazie ai nostri coraggiosi militari che hanno condotto l’incredibile e riuscitissima missione per catturare questi due presunti narcotrafficanti internazionali”.

Maduro era già stato incriminato a New York nel 2020, durante il primo mandato di Trump, mentre non era noto in precedenza che anche la moglie fosse oggetto di accuse formali. In quell’occasione, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva sostenuto che il presidente venezuelano e alcuni alleati avessero trasformato il Paese in una struttura criminale al servizio del traffico di droga e di gruppi terroristici, appropriandosi di ingenti risorse economiche. Le accuse avevano coinvolto complessivamente 14 funzionari e persone legate al governo, con ricompense complessive per decine di milioni di dollari. Un atto d’accusa dei procuratori di New York indicava inoltre una presunta cospirazione tra Maduro, il dirigente socialista Diosdado Cabello, membri dell’esercito venezuelano e ribelli colombiani “per inondare gli Stati Uniti di cocaina” e usare il narcotraffico come “arma contro l’America”.

Sul piano militare, le autorità venezuelane hanno riferito di vittime e danni a seguito dei raid statunitensi. Il ministro degli Esteri Yvan Gil ha dichiarato all’emittente spagnola Rne: “Possiamo confermare che ci sono vittime mortali, civili e militari. Ci sono danni in installazioni civili e militari”, conseguenze di “un attacco realmente smisurato e codardo, della codardia di chi non ha la ragione”. Secondo il ministro della Difesa Vladimir Padrino López, elicotteri statunitensi avrebbero colpito zone urbane di Caracas durante la notte, causando morti e feriti tra i civili, il cui numero non è stato ancora quantificato. In un messaggio video diffuso dopo il raid, Padrino López ha accusato Washington di aver avviato un’operazione “deplorevole” e “criminale” finalizzata a un cambio di regime e ha definito “barbarica” l’azione militare, parlando di un’invasione che avrebbe violato il territorio nazionale. “L’invasione rappresenta il più grande oltraggio che il Paese abbia mai sofferto”, ha affermato, aggiungendo: “ci hanno attaccato ma non ci sconfiggeranno. Formeremo un indistruttibile muro di resistenza. La nostra vocazione è la pace ma la nostra eredità e la lotta per la libertà”.

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Sul piano internazionale, la Russia ha espresso forte preoccupazione. Il ministero degli Esteri di Mosca ha dichiarato di essere “estremamente allarmato” dalle notizie sulla presunta rimozione forzata di Maduro dal Venezuela. In una nota diffusa dall’agenzia Ria Novosti si legge: “Siamo estremamente allarmati dalle notizie secondo cui il presidente venezuelano Nicolas Maduro e sua moglie sarebbero stati espulsi con la forza dal Paese a seguito dell’aggressione odierna da parte degli Stati Uniti”, con la richiesta di “chiarimenti immediati su questa situazione”. Mosca ha aggiunto che quanto accaduto, “se fosse vero”, rappresenterebbe una “violazione inaccettabile” della sovranità di uno Stato indipendente. Anche la Bielorussia ha reagito duramente. Secondo l’agenzia statale Belta, il presidente Alexander Lukashenko ha “condannato categoricamente” le azioni statunitensi, mentre il ministero degli Esteri di Minsk ha definito l’operazione americana una “minaccia diretta” alla pace e alla sicurezza internazionale. Anche il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha definito “inaccettabili” i bombardamenti sul territorio venezuelano e la cattura del presidente Maduro da parte degli Stati Uniti: “Attaccare un Paese in flagrante violazione del diritto internazionale è il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, dove la legge del più forte prevale sul multilateralismo”.

Franco Lodige, 3 gennaio 2025

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