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Mr Ong Casarini spiato dai Servizi? Sì, col governo Conte

Il Fatto rivela: tutto è iniziato nel 2019. Ma l'opposizione per mesi ha accusato il governo Meloni di ogni nefandezza

Casarini Conte intercettazioni © Edward Olive tramite Canva.com
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Luca Casarini, fondatore e capomissione della Ong Mediterranea, è al centro di nuove rivelazioni sul cosiddetto “Caso Paragon”. La vicenda riguarda le intercettazioni indirizzate contro di lui e altri membri dell’organizzazione umanitaria. L’attivista, noto per il suo impegno nel soccorso ai migranti nel Mediterraneo, ha espresso ieri il desiderio di incontrare Giuseppe Conte, ex Presidente del Consiglio. E vi direte: perché?

Semplice. Perché mentre l’opposizione parlava di “caso Watergate” italiano, mentre i vari Fanpage chiedevano conto al governo Meloni delle peggiori nefandezze, ieri è emerso che Casarini, insieme a Beppe Caccia, co-fondatore della Mediterranea, sarebbe stato oggetto di intercettazioni preventive disposte dai servizi di sicurezza su autorizzazione dei giudici. Ma da chi? Dall’attuale governo? No. Secondo il Fatto Quotidiano tale sorveglianza risalirebbe addirittura al 2019, col governo Conte regnante. “Quell’anno – scriveva ieri il giornale di Travaglio – la Procura generale della Corte di appello di Roma autorizzava le intercettazioni preventive richieste dall’intelligence. Da quel momento non si sa quante altre volte siano state poi autorizzate nuovamente e con quale tipo di trojan in uso agli 007. Di certo, molto tempo dopo, Casarini scopre di avere un virus nel proprio cellulare. Il 31 gennaio 2025 infatti viene avvisato da Meta, poi gli esperti di Citizen Lab ricostruiscono la presenza sul suo telefonino di Graphite, il software prodotto dalla società israeliana Paragon”. Le utenze degli attivisti Luca Casarini e Beppe Caccia sono nei database dei Servizi per indagini che, secondo il Fatto sarebbero state autorizzate “dalla Procura generale della Corte di appello di Roma nei loro confronti risalgono al 2019. Quell’anno si susseguono il Conte-1 (con M5S e Lega) che dura fino ad agosto e da settembre 2019 il Conte-2 (M5S e Pd)”. Quindi, esattamente, Meloni che c’entra? Mistero.

Eppure per settimane, sulla base di un banale sillogismo, sembrava che a Palazzo Chigi ci fosse una banda di spioni. La sintesi è questa. Quando Francesco Cancellato, Casarini e vengono informati dell’attacco col software di Paragon, fanno due più due: siccome il sistema israeliano viene venduto solo ad enti governativi, la regia di spionaggio non poteva che essere a Palazzo Chigi. A nulla sono servite le smentite di Alfredo Mantovano: l’opposizione ci ha costruito un cinema, fino alla scoperta di ieri.

Un appello per la chiarezza

La Ong Mediterranea ha rinnovato la sua richiesta di trasparenza, sottolineando la necessità di indagini profonde per comprendere cosa sia accaduto. La vicenda ha acceso i riflettori sull’uso delle intercettazioni preventive e sull’equilibrio tra sicurezza nazionale e tutela dei diritti. “Apprendiamo da rivelazioni della stampa che Mediterranea Saving Humans e almeno due tra i suoi capomissione sono stati spiati dai servizi segreti fin dal 2019, anno in cui effettuavamo il primo di tanti successivi soccorsi in mare, dei quali possiamo solo andare orgogliosi e grati”, ha scritto la Ong in una nota “Il 2019 – prosegue – è stato l’anno dei porti chiusi, del tentativo di bloccare, con decreti e navi militari, la nostra Mare Jonio con a bordo donne, uomini e bambini soccorsi in mare”. E ancora: “Dal 2019 quindi, il potere politico tenta, utilizzando i servizi segreti, di costruire montature giudiziarie contro di noi, fornendo a varie procure della Repubblica dossier creati ad arte attraverso la manipolazione di intercettazioni preventive, per ottenere la messa in stato di accusa della solidarietà”.

Anche Casarini si è fatto sentire, rivolgendosi direttamente a Conte. “Si è capito, mi hanno spiato tutti, governi di ogni tipo”, ha detto. “Mettere sotto sorveglianza speciale chi salva vite, come le ong, e fare invece accordi con chi fa morire donne, uomini e bambini in mare e nei lager, è caratteristica di un potere con il quale voglio essere sempre in cattivi rapporti. Ci mancherebbe”. Poi l’appello all’ex presidente del Consiglio, che col Fatto ha preferito non commentare. “Vorrei incontrarlo, parlarci – ha spiegato l’ex No Global -. Credo che il punto non sia aver usato i servizi per spiare me, ma il perché. Vorrei sapere se questa attività contro la solidarietà gli è stata suggerita da Salvini, che era suo ministro degli interni, o da Piantedosi, che era il capo di gabinetto tuttofare di Salvini. E inoltre, vorrei parlare con lui dei limiti che un governo democratico non dovrebbe mai travalicare, anche quando ha a che fare con suoi oppositori politici come me”.

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