Cin cinico

Multa e fermo, la pacchia per le Ong è finita

Il Viminale ha disposto il fermo amministrativo di 60 giorni per la Mediterranea Saving Humans e una multa da 10mila euro

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mediterranea piantedosi

Sabato 24 agosto 2025 la nave Ong Mediterranea Saving Humans ha deciso di attraccare al porto di Trapani, ignorando l’ordine del Viminale che imponeva come destinazione Genova. A bordo dieci migranti, tra cui tre minori non accompagnati. La giustificazione della ONG è stata (come sempre in questi casi) la presunta condizione meteo-marittima proibitiva che avrebbe reso lunga e rischiosa una navigazione di tre giorni verso la Liguria.

Il Viminale, però, non ha concesso attenuanti: la rotta era stata assegnata e le regole valgono per tutti. Per questo, ieri pomeriggio, è arrivata la risposta delle istituzioni: fermo amministrativo di 60 giorni per la nave e multa da 10mila euro. Una sanzione tra le più severe mai applicate a una ONG, come sottolineato anche dalle fonti ministeriali. Non è un dettaglio che il comandante della Mediterranea fosse lo stesso dell’ex nave Sea-Eye 4, già finita in passato al centro di provvedimenti simili. Un precedente che ha pesato: con le modifiche introdotte dal decreto Piantedosi, basta che nave, armatore o comandante abbiano già commesso violazioni non rispettando gli ordini delle autorità per rendere automatica l’applicazione di misure più lunghe e dure.

La prefettura di Trapani, applicando la legge, ha oggi fortunatamente ribadito un principio sacrosanto: nessuna emergenza può trasformarsi in licenza di disobbedienza. I migranti sono stati accolti, assistiti e messi in sicurezza. Ma la condotta della nave rimane un atto di sfida (uno dei tanti, a dire il vero) allo Stato, che non poteva e non doveva passare impunito. La storia è più semplice dei proclami vittimistici che stiamo sentendo e che continueremo a sentire nelle prossime ore: Mediterranea ha disobbedito ad un ordine, lo Stato ha reagito. Chi parla di “vendetta” o “punizione oscena”, come il comandante della nave, ignora che senza regole precise non esiste alcuna politica migratoria, ma solo improvvisazione. Certamente quest’ultima è ciò a cui aspirano tanti attivisti (e bisogna dire che una magistratura che accusa un ministro dell’interno di sequestro di persona solo poiché reo di aver fatto rispettare le regole può regalare questa possibilità).Tuttavia ad oggi per fortuna non è ancora così.

Le ONG non hanno e non devono avere il diritto di decidere porti di arrivo, tempi e modalità degli sbarchi. È lo Stato che deve coordinare e autorizzare. Diversamente, ogni nave diventerebbe un’autorità parallela, con il rischio di trasformare il Mediterraneo in una giungla senza comando. Il fermo e la multa servono a ribadire una verità necessaria: la compassione non annulla la legge. I migranti sono vivi, accolti e assistiti; dunque nessun dramma è stato sacrificato sull’altare della burocrazia. Al contrario: proprio la fermezza dello Stato evita che in futuro l’attivismo umanitario degeneri in anarchia, con tutti i business oscuri annessi e connessi. La legge, in mare come a terra, non è un optional. Le ONG possono operare ma devono rispettare le regole. Chi le infrange, paga. È il giusto prezzo dell’ordine ed è il motivo per cui oggi possiamo dire con chiarezza che lo Stato non solo in questa storia ha ragione, ma ha il dovere di farla valere ad ogni costo.

Alessandro Bonelli, 3 settembre 2025

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