Nato, ha vinto Trump

Al centro del dibattito il tema degli investimenti militari, ma non solo. Gli Usa portano a casa l'impegno dell'Alleanza a spendere di più

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nato trump meloni

«Si vis pacem, para bellum» — se vuoi la pace, prepara la guerra. Giorgia Meloni ha scelto il latino per aprire il suo intervento in Senato, prima di partire per l’Aja, dove prende il via un vertice cruciale della Nato. Sul tavolo, il più imponente aumento delle spese militari dal termine della Guerra Fredda. L’obiettivo condiviso dai 32 Paesi membri è ambizioso: raggiungere, entro dieci anni, il 3,5% del Pil in spesa militare e l’1,5% in sicurezza allargata.

Un obiettivo voluto, rivendicato e forse in parte imposto dagli Stati Uniti e da Donald Trump. Il segretario della Nato, Mark Rutte, lo ha spiegato chiaramente stamattina: “Pensate veramente che i 7-8 Paesi che non erano ancora al 2%” del Pil nelle spese per la difesa “all’inizio dell’anno avrebbero raggiunto il 2%, se Trump non fosse stato eletto presidente degli Stati Uniti d’America?”. Certo: “la minaccia della Russia e della Cina eccetera eccetera” hanno avuto il loro ruolo, così come l’avanzare delle crisi militari in tutto il mondo, “ma pensate davvero che fosse fattibile raggiungere l’impegno del 5% del Pil oggi se Trump non fosse stato eletto presidente?”.

La verità è che poco prima della guerra in Ucraina, la Nato sembrava sul punto di implodere. Emmanuel Macron ne aveva vaticinato la fine. Invece il raid americano in Iran dimostra che l’Europa e gli altri alleati dell’Alleanza senza gli Stati Uniti perderebbero un appoggio militare troppo potente, rischiando di scivolare in basso nella piramide delle superpotenze. Ieri Trump sembrava aver messo in dubbio l’Articolo 5 della Nato, quello che obbliga tutti gli Alleati ad intervenire in caso di attacco ad uno dei Paesi membri. Ma per Rutte sono gli Usa sono “totalmente impegnati” su questo fronte. Chiedono solo che anche gli altri Stati spendano quanto loro, almeno in proporzione. “Sono decisioni difficili, siamo onesti – ha ammesso Rutte – Voglio dire: i politici devono fare scelte in situazioni di scarsità, e non è facile”, ma “i Paesi devono trovare i soldi”. Perché “c’è la convinzione assoluta tra i miei colleghi al tavolo che, data la minaccia della Russia, data la situazione della sicurezza internazionale, non ci sono alternative“.

Anche l’Italia è pronta a fare la propria parte. Lo ha ribadito la premier in Aula, lo confermerà nei Paesi Bassi e infine al Consiglio europeo di Bruxelles, previsto per il 26 e 27 giugno. Meloni è giunta nel tardo pomeriggio ad Amsterdam, accolta dal rappresentante permanente presso la Nato Marco Peronaci e dall’ambasciatore italiano Augusto Massari. Con lei, i ministri Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa). Il vertice si svolge nel World Forum dell’Aja. In serata, la premier ha preso parte alla cena ufficiale offerta dal re Guglielmo Alessandro e dalla regina Máxima ai leader dell’Alleanza, nella cornice di Palazzo Huis ten Bosch.

Nel corso della serata di ieri il premier ha avuto un lungo colloquio con Donald Trump durante la cena dei leader Nato all’Aja. I due leader erano seduti fianco a fianco, nello stesso tavolo con Sua Maestà il Re Willem-Alexander, il segretario Generale della Nato Mark Rutte, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, e il presidente della Repubblica Ceca Petr Pavel. Il Medio Oriente è stato uno dei principali temi trattati. Al ricevimento hanno preso parte anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, i rappresentanti dei quattro partner indo-pacifici e i vertici dell’Unione Europea.

Ma se i riflettori restano puntati sull’agenda strategica, è proprio la figura del tycoon a catalizzare l’attenzione dei presenti. Il presidente americano ha già incassato un successo politico simbolico: l’aumento delle spese militari era uno dei cardini della sua precedente amministrazione. Forte il pressing su tutti i partner perché rispettino gli impegni. Su Truth Social, Trump ha condiviso lo screenshot di un messaggio ricevuto dal segretario generale Nato Mark Rutte — ex premier olandese — che lo ringraziava per i progressi nei negoziati con Teheran e per aver incentivato gli alleati europei a investire maggiormente nella difesa. Un episodio che, riferiscono fonti diplomatiche, non è passato inosservato ai leader riuniti.

Sul fronte italiano, Meloni ha voluto chiarire in Parlamento la posizione del governo. «Non possiamo permetterci una difesa europea parallela a quella della Nato. Serve una colonna europea dentro l’Alleanza, non una duplicazione», ha detto, confermando l’adesione italiana alla linea dell’Alleanza ma frenando sulle spinte autonomiste espresse da alcune capitali europee, Parigi in testa.

La premier ha anche sottolineato come il tema della sicurezza non si esaurisca nella quantità di fondi, ma coinvolga anche la qualità degli investimenti. «In Ucraina, i risultati migliori sono stati ottenuti con droni che costano ventimila euro», ha osservato. «Ci sono Paesi che investono in robotica e intelligenza artificiale, più pericolosi dei proiettili». Da qui l’invito a valorizzare le competenze industriali nazionali: «Bisogna capire quanto possiamo produrre in Europa. Dove non possiamo, lavoreremo con gli alleati». Riguardo alla soglia del 5% proposta per alcuni Paesi, Meloni ha parlato di un percorso «sostenibile, flessibile, credibile», frutto di intense negoziazioni.

Dalla Spagna arrivano invece segnali di frizione. Il premier Pedro Sánchez avrebbe chiesto una deroga sugli obiettivi di spesa, smentita da Rutte. Diversa l’impostazione italiana, più allineata con la posizione statunitense. La crisi in Medio Oriente continua a pesare sul quadro strategico. In serata, il neopresidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato la fine della «guerra dei dodici giorni imposta» da Israele. La questione iraniana sarà uno dei dossier sul tavolo del summit, anche se il focus principale resta il riarmo. Un tema divisivo, soprattutto in Italia.

Dalle opposizioni, si è alzato il dissenso. La segretaria piddina Elly Schlein ha ricordato che «l’Italia ripudia la guerra», mentre Giuseppe Conte, in missione all’Aja, ha firmato con altri 15 partiti europei un documento che esprime «l’indignazione» per l’aumento delle spese militari. Lo slogan scelto — «Se vuoi la pace, prepara la pace» — è una risposta diretta alla citazione della presidente del Consiglio. Il solito pacifismo di facciata.

Oggi il summit entrerà nel vivo. Attese decisioni sul sostegno all’Ucraina. «Il percorso verso l’ingresso nella Nato è irreversibile», ha dichiarato Rutte. Possibile, anche se non confermato, un incontro tra Trump e Zelensky, dopo il mancato faccia a faccia al G7 in Canada.

Franco Lodige, 25 giugno 2025

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