Qui al bar ci ricordiamo di un monito di papa Francesco, che non piacque a chi invocava controlli più stringenti sui flussi migratori: “Costruire ponti, non muri”. Purtroppo, sembra che in Italia non si possa fare nessuna delle due cose.
I muri, ancorché simbolici, te li boccia la magistratura: si direbbe che tenere in un Cpr un clandestino, che sia in Albania o nella nostra penisola, sia piuttosto difficile; figurarsi rimpatriarlo. Quanto al Ponte, quello sullo Stretto di Messina è stato bocciato dalla Corte dei Conti con delle motivazioni un po’ bizzarre: viola una direttiva Ue del 1992 sulla “conservazione degli habitat naturali e seminaturali”, oltre a una legge del 2011, a proposito della quale si contesta la mancanza di documentazione sul piano tariffario dell’infrastruttura.
Poi dicono che pensiamo male: una grande opera bloccata perché i magistrati si aggrappano a una norma dell’Unione europea di 33 anni fa, che stabilisce che non si possono disturbare né la natura né la “seminatura”. E allora, ragazzi, mi chiedo come sia possibile che ancora esistano le piantagioni dalle quali mi arriva il caffè (in effetti, pare che ci sia voluto un voto dell’Europarlamento per ammorbidire un altro provvedimento che avrebbe complicato parecchio le importazioni). Sarà mica questo uno dei round del braccio di ferro tra toghe e governo sulla riforma della giustizia? Di sicuro, certi episodi ti fanno venire voglia di una riforma vera. Con tanti saluti agli habitat seminaturali.
Il Barista, 28 novembre 2025
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