Nei boschi no, nel campo rom sì

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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caffè avvelenato

Qui al bar forse siamo troppo sempliciotti per capire certe cose. Come la storia dei bambini, figli della famiglia che vive nel bosco, che sono stati sottratti ai genitori per essere trasferirti in una struttura protetta, solo all’interno della quale la mamma potrà vederli. Non sapete di cosa parlo? Prendete il cappuccino e leggete.

Da un po’ di tempo, va avanti una querelle su una famigliola anglo-australiana che si è stabilita in provincia di Chieti, nel bosco di Palmoli, in una casetta priva di servizi essenziali. Marito e moglie hanno tre bambini, che vengono istruiti tramite home schooling. È una scelta discutibile: questi signori un po’ strambi vogliono vivere come se la modernità non fosse mai arrivata. Il loro non è un contesto di violenza, sopraffazione, abuso. Di privazione, sì. Ma non sofferta. Nessuno di loro si procura da vivere rubando o spacciando. La storia è emersa solo perché, lo scorso anno, la famiglia finì in ospedale per intossicazione da funghi e i carabinieri scoprirono la dimora tra gli alberi. Ieri è arrivata la decisione del tribunale dell’Aquila.

È tutto opinabile, certo. Un bambino non è di proprietà di chi lo mette al mondo. Può un genitore decidere di togliergli acqua corrente, riscaldamento e amichetti? Lo Stato, viceversa, ha diritto di imporre uno stile di vita a un genitore che provvede all’istruzione del figlio e che non esercita su di lui alcuna violenza?

Io faccio caffè, non lo so. Però so che, nei tanti campi rom d’Italia, ci sono bambini che non vivono tanto meglio dei figli di quella coppia anglo-australiana. Anzi: a certi ragazzini viene imposto di rubare e la maggior parte non va a scuola e non fa nemmeno home schooling. Quanti di questi ragazzi vengono prelevati e portati in una struttura protetta? Di quelli che si sono stracciati le vesti perché, per colpa del centrodestra, le borseggiatrici incinte possono essere sottoposte a restrizione della libertà personale, si sono mai chiesti che vita condurranno i figli che quelle donne metteranno al mondo? Perché sembra sempre che lo Stato stia da una parte, però manchi dall’altra?

Il Barista, 21 novembre 2025

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