Secondo quanto riportato da La Stampa, la scena che il sindaco di Galatone, Flavio Filoni, si è trovato davanti sabato mattina sembrava, a prima vista, un’aggiunta creativa al presepe cittadino. In piazza Santissimo Crocifisso, dove ogni anno il Comune affianca al tradizionale albero di Natale una grande Natività artigianale, una figura scura e immobile aveva attirato la sua attenzione. «Che bella idea hanno avuto quest’anno i ragazzi», avrebbe pensato il primo cittadino, convinto che la Pro Loco avesse introdotto un nuovo personaggio come segno di integrazione.
La percezione di Filoni è però cambiata non appena si è accorto che quella sagoma… respirava. E parlava.
«Non era una statua: si muoveva e pregava»
Raccontando l’episodio, il sindaco spiega di essere passato dal presepe quasi per caso: stava andando a fare un duplicato di chiavi da consegnare a un’associazione locale quando, prima di entrare in ufficio, ha osservato l’allestimento natalizio, come fa ogni anno. Le statue, realizzate una ad una da artigiani, non gli sono nuove. Ma quella mattina qualcosa non quadrava.
«Quando sono uscito, ho visto chiaramente che quella figura si muoveva e parlava», riferisce Filoni. Avvicinandosi, ha capito che non si trattava di un nuovo pastore in terracotta, ma di un uomo in carne e ossa, nascosto tra la Madonna, San Giuseppe e gli altri personaggi. Un giovane originario del Ghana, che alternava parole e preghiere.
Il rifiuto di uscire dalla grotta
Alla richiesta del sindaco di lasciare la capanna, il ragazzo ha inizialmente opposto resistenza: «Questa è casa mia, voglio dormire qua», avrebbe detto alle forze dell’ordine accorse poco dopo. Solo dopo una ventina di minuti si è convinto ad allontanarsi. Secondo le ricostruzioni, potrebbe essere rimasto nascosto per almeno un’ora senza che nessuno si accorgesse della sua presenza.
L’intervento delle forze dell’ordine
Nel frattempo sul posto è arrivato anche l’assessore alla Cultura. Polizia locale e carabinieri hanno avviato le procedure di identificazione, poi completate dal commissariato di Nardò. È in quel momento che emerge la verità: l’uomo non era un semplice senzatetto in cerca di riparo, ma un latitante.
Il 38enne risultava destinatario di un ordine di carcerazione emesso dalla procura di Bologna per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate. Una vicenda che – come sottolinea La Stampa – si è risolta quasi per caso, grazie all’occhio attento del sindaco e a un presepe che, per un giorno, ha assunto un ruolo del tutto imprevisto.
L’uomo è stato trasferito nel carcere di Lecce, dove sconterà la pena.
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