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Nella decrescita infelice aumentano i ricconi

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Ogni anno ho un appuntamento al quale non posso mancare, così è stato anche quest’anno con il Report 2019 Wealth Report di Knight Frank. Vediamo come sono andati i riccastri nelle tre loro varianti: 1 Miliardari; 2 Supermilionari (o, se volete, ultra- high-net worth individuals, con patrimoni superiori ai 30 milioni $ e sotto il miliardo); 3 Milionari. Liberiamoci subito di quest’ultima fattispecie, ormai grazie al modello del Ceo capitalism imperante sono diventati milionari cani e porci, di contro miserabile tutto il resto dell’umanità. Grazie al modello, liberiamoci pure dei miliardari. Sono praticamente reclusi in 10 città, insieme ai Supermilionari, in vetta c’è Londra che, malgrado (o grazie?) alla Brexit, ha scavalcato New York ed è seguita da Hong Kong, Singapore, Los Angeles, quindi da Chicago, Shangai, Sidney, Tokio e Toronto. Non pervenute Parigi, Berlino, Milano (Ci sarà un motivo?). Ma i miliardari non danno fastidio, salvo quelli che vogliono fare filantropia, la loro è pelosa per definizione.

Il comparto più interessante, anche sociologicamente, resta quello dei Supermilionari, quelli con patrimoni superiori a 30 milioni $ e fino al miliardo. In Europa sono 70.000, 52.000 negli Stati Uniti, 48.000 in Asia, 10.000 mila in America Latina e poi, a scendere, fino ai 2.500 in Russia. Le proiezioni di crescita a 5 anni prevedono un aumento del loro patrimonio dell’ordine del 20-25%. Il report di Knight Frank esamina anche il trend degli immobili di lusso ove costoro hanno la residenza principale, cioè quando non sono in volo a produrre CO2. Anni fa avevo fatto una richiesta, senza successo (speriamo che Greta ora ci riesca), per conoscere il CO2 prodotto da costoro e colpirli con una carbon tax d’impronta personale.

Ormai passano il loro tempo (il patrimonio cresce per conto suo, grazie al “pilota automatico” di Mario Draghi e Soci) a combattere il consumo di CO2 del resto dell’umanità, vietare il diesel per andare a lavorare (gli operai-zombie dovrebbero preferire la bicicletta, come i cinesi), eliminare l’allevamento dei bovini comuni, destinati all’ex classe media (per i poveracci ci sono i vermi di ultima generazione), che nel loro osceno processo di digestione producono CO2 sotto forma di scorregge, quindi inquinano. Immagino che nel futuro Protocollo di Parigi 2 si farà un’eccezione per il bue di Kobe, l’Aberdeen Angus scozzese, la fassona piemontese, la fiorentina senese.

Negative le previsioni degli immobili extra lusso nelle città, nel 2018 i valori sono aumentati di appena l’1,3% contro il 2,1% del 2017, mi sa che i gilet gialli qualcosa centrino. Comunque siamo sempre in area positiva, consolidata la caduta del 30-50% di quelli popolari.

Interessante la parte del report dedicata ai rischi per lor signori:

1. Timori di recessione, non a livello globale, ma per specifiche aree e asset (criptovalute e azioni tecnologiche).

2. Rischio populismo, individuato con i gilet gialli nelle strade (che succede quando, come in Italia, costoro sono al governo?) che provocherà lo spostamento verso Paesi dove la sicurezza è garantita, la Svizzera e i “Nuovi Vikinghi” (paesi della Lega anseatica).

3. Curioso il terzo aspetto, la mappa globale dell’energia con al centro il solito, benedetto petrolio che garantirà per chissà quanto tempo lo sviluppo del pianeta, lasciando sola la povera Greta a sognare un mondo di pale e di pannelli e di automobiline elettriche (ci saranno, cara Greta, ma solo nelle Ztl).

Riccardo Ruggeri, 21 marzo 2019