
Nessuno scrive una riga. Il filmato che riprende i terroristi chiamati Guardiani della Rivoluzione e Pasdaran che si arrampicano su una biscaglina (la scala di corda che penzola lungo la murata della nave) e mascherati e armati di mitra prendono possesso del ponte di comando della MSC Francesca non raccoglie neppure curiosità. Sembra il solito esercizio di intelligenza artificiale, o, peggio, un fotogramma di una nuova serie Netflix.
Dei marittimi, sequestrati a bordo, non una riga, non una parola sui media. In fondo, è la giustificazione, è già successo tante volte e non è stato un dramma per nessuno.
Ma forse lo è per gli uomini che hanno la jella di svolgere il loro lavoro su una nave e che non possono considerare parte integrante della loro normalità quotidiana, il fatto di essere sequestrati dai Pasdaran.
Al di là degli interrogativi che qualsiasi osservatore potrebbe porsi sulla veridicità del filmato che un mediocre inviato di guerra potrebbe definire un fake (chi faceva le riprese dell’abbordaggio dalla nave? Un collega dei pasdaran in arrivo con i barchini? O un componente l’equipaggio di un secondo barchino d’assalto?) resta il fatto che del destino degli equipaggi a tutti gli effetti sequestrati da una forza paramilitare non propriamente nota per la sua umanità nel trattamento dei prigionieri, non si parla.
Finalmente oggi, con grande ritardo, l’International Transport Workers’ Federation (ITF) che dei marittimi dovrebbe occuparsi ha emesso un comunicato denunciando l’escalation degli attacchi alle navi e i sequestri di navi nello Stretto di Hormuz stanno esponendo i marittimi, civili e non militari, a rischi crescenti. Con circa 20.000 marittimi che sarebbero ancora bloccati sulle navi ferme nel Golfo e non in grado di uscire da Hormuz, l’ITF ha esortato gli armatori a “non scommettere sulla vita dei marittimi” e a non privilegiare la difesa di merce, navi e traffici rispetto a quella dei lavoratori del mare.
L’avvertimento di ITF fa seguito alle notizie secondo cui l’Iran avrebbe utilizzato una flottiglia di piccole barche d’attacco rapido per intercettare e sequestrare due portacontainer nei pressi dello Stretto di Hormuz, la MSC Francesca e la Epaminondas. Come detto, l’Iran ha diffuso filmati che sembrano mostrare le proprie forze mentre abbordano e sequestrano le due navi, con personale armato che si avvicina su piccoli motoscafi veloci prima di salire a bordo e assumere il controllo dei mercantili.
Propaganda certo e una volontà di mostrare i muscoli anche rispetto allo spiegamento di forze della US Navy. Motoscafi contro le petroliere. In fondo nulla di nuovo; sarebbe sufficiente (senza essere tacciati di nostalgia per il Fascismo) l’’impresa della X Mass nel Porto di Alessandria dove addirittura a cavallo di siluri (i famosi maiali armati di eroismo) Durand De la Penne e i suoi compagni riuscirono ad affondare alcune grandi navi della flotta britannica.
Ma nel Golfo Persico l’eroismo dei sequestratori è tutto da provare. Volti coperti come si addice ai terroristi e nel mirino lavoratori del mare. Parentesi: non si conosce neppure la nazionalità dei marittimi, degli ufficiali e del comandante delle navi oggi sequestrate dagli iraniani.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha dichiarato che la marina convenzionale iraniana è stata in gran parte distrutta, ma ha riconosciuto che i mezzi d’attacco rapido non sono stati completamente neutralizzati, avvertendo che qualsiasi avvicinamento alle forze navali statunitensi sarebbe stato “immediatamente eliminato”.
Nel frattempo, funzionari iraniani hanno affermato che i recenti movimenti navali sono legati ad azioni di controllo contro navi che presumibilmente operavano senza autorizzazione o tentavano di lasciare lo Stretto “in segreto”, tra accuse di interferenze alla navigazione e tensioni più ampie sull’accesso marittimo. Gli attacchi fanno seguito alle segnalazioni secondo cui diverse navi MSC sarebbero uscite dallo Stretto di Hormuz con i transponder AIS spenti prima di riapparire al di fuori della regione, sebbene vi siano resoconti contrastanti sulle circostanze di tali movimenti e nessuna conclusione verificata in modo indipendente su intenzioni o autorizzazioni.
Per ora, al di là del numero dei marittimi prigionieri del Golfo Persico, il bilancio della marina mercantile mondiale parla di tre attacchi e due sequestri da parte dell’Iran, un sequestro da parte degli Stati Uniti. Non si tratta di incidenti, né di danni collaterali; sono atti deliberati contro lavoratori civili che non hanno parte in questo conflitto e non hanno il potere di sfuggirvi”, ha dichiarato il Segretario Generale dell’ITF Stephen Cotton.
L’ITF ha riferito che l’evoluzione del contesto di rischio ha già scatenato un’ondata di casi di emergenza, con 1.900 richieste di assistenza ricevute da marittimi e famiglie nel Golfo Persico dall’inizio dell’escalation, inclusi casi riguardanti rimpatri, salari non pagati e deterioramento delle condizioni a bordo. L’ITF ha dichiarato di aver assistito al rimpatrio di 450 marittimi dalla regione.
“I marittimi non sono soldati”, ha aggiunto Cotton. “Vengono catapultati in un ambiente dove attori statali e non statali usano la navigazione commerciale come leva, come strumenti di pressione geopolitica da parte di Stati che sanno perfettamente cosa richiede loro il diritto internazionale”.
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