Si certo, si trattava dei quesiti più fessacchiotti e fuori tempo massimo della storia. E capisco bene che li abbiate ignorati. Ma sotto c’è qualcosa di più: la stanchezza referendaria. Avete votato contro i contributi statali ai partiti nel 1993, ebbene li hanno chiamati rimborsi elettorali e tutto è rimasto immutato. Nel 2000 ci avete riprovato, ma non c’è stato nulla da fare: i partiti ottengono i vostri soldi in qualunque modo.
Volevate privatizzare, anche al fine depoliticizzare la Rai: l’11 giugno 1995 lo avete reso cristallino col voto popolare. Bizzarramente nulla è cambiato. Il Ministero dell’Agricoltura, spazzato via dal voto del 1993, è risorto come per incanto col nome di «Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali». Ma mica vi volevano prendere per il naso… La Cassa per il Mezzogiorno è stata fatta a pezzi dal voto popolare: abolito il Ministero per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno (MISM) hanno fatto l’Agensud e gli interventi sono diventati semplicemente ordinari, al fine rendendo l’intera Italia un Meridione senza alcuna speranza.
Il fatto è che l’elettore non ha alcuna garanzia che la “volontà popolare” sarà rispettata. Anzi, è quasi certo che sarà preso per i fondelli da un potere trincerato nelle istituzioni e destinato a riprodursi costantemente uguale a se stesso. Gli abitanti della penisola non disdegnano di essere lo zimbello dei partiti nel corso delle elezioni politiche generali (in fondo hanno bocciato il Pd per 10 anni consecutivi e questo partito ha governato comunque fino al 2022), ma forse si sono un po’ rotti gli zebedei di essere intortati nel corso di referendum nazionali o regionali, tipo quello sull’autonomia.
Luigi Marco Bassani, 10 giugno 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


