Nessuno fa nulla: questo video mostra la connivenza dei “pacifici” coi black bloc

Il filmato smentisce la narrazione: i violenti c’erano, si vedevano e nessuno li ha ostacolati. Così la Torino bene continua a coprire Askatasuna

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corteo askatasuna

C’è un video che gira da ore, rilanciato con zelo da chi ha già deciso come deve finire il racconto dei fatti di Torino. Il poliziotto pestato, la guerriglia urbana, le immagini che nessuno vorrebbe vedere. E poi il solito copione: gli infiltrati, i violenti venuti da fuori, la manifestazione che in fondo era pacifica per Askatasuna. Peccato che quel video, se lo si guarda senza pregiudizi, dimostri esattamente il contrario.

Il 31 gennaio 2026, intorno alle 17.50, un gruppetto di persone incappucciate e mascherate si è infilato alla spicciolata tra i manifestanti del corteo a sostegno del centro sociale Askatasuna. Non sono piovuti dal cielo. Non sono sbucati da un vicolo oscuro all’ultimo secondo. Si sono mossi lentamente, visibilmente, sotto gli occhi di tutti. Pochi minuti dopo è scoppiato il combattimento urbano con le forze di polizia, decine di feriti, un agente massacrato di botte. La scena che ormai conosciamo fin troppo bene.

Non giriamoci troppo attorno: la tesi degli “infiltrati” regge poco. Ventimila manifestanti contro circa millecinquecento violenti. Se davvero quella piazza fosse stata pacifica, se davvero ci fosse stata una distanza netta tra chi protestava e chi cercava lo scontro, quei violenti sarebbero stati fermati, isolati, respinti. Invece no. Nessuno ha fatto nulla. Non vedo, non sento, non parlo Come non si è mai fatto nulla nelle altre decine di manifestazioni finite allo stesso modo, dalla Torino dei No Tav alla Roma devastata dao pro Pal, passando per le devastazioni registrate a Milano (sempre nei pacifici cortei filo-Gaza, ovviamente). Sempre la stessa storia, sempre lo stesso alibi.

E allora la domanda vera è un’altra: chi continua a sostenere Askatasuna? Perché una città come Torino non si ribella a un centro sociale che da decenni è protagonista di episodi di degrado, violenza e sfida aperta allo Stato? Parliamoci chiaro: gli irresponsabili vanno cercati in quella platea di intellettuali, sindacalisti, politici, insomma nella cosiddetta Torino bene, che in un modo o nell’altro garantisce copertura morale e politica ad Askatasuna. Una tesi sostenuta, per inciso, anche dalla procuratrice generale del Piemonte, Lucia Musti. Non una pericolosa personalità delle destre.

C’è una parte della città che sta apertamente al fianco di Askatasuna. Talvolta per simpatia ideologica, talvolta per una sorta di benevolenza paternalistica, talvolta per semplice viltà. È la Torino dell’intellighenzia di sinistra, quella che difficilmente prende posizione quando c’è da condannare senza se e senza ma. Non troverete quasi mai un intellettuale torinese di quell’area che dica parole nette e critiche. Fanno eccezione pochissimi, come l’ex parlamentare Salvatore Esposito. Gli altri tacciono o minimizzano.

E qui torna attuale una frase durissima, ma terribilmente vera, di Luciano Violante: non si va a un corteo come quello senza sapere come finisce. O si è imbecilli o si è irresponsabili. Poiché è difficile pensare che politici, sindacalisti e intellettuali presenti a quel corteo fossero imbecilli, resta la seconda ipotesi. L’irresponsabilità. E ognuno, prima o poi, dovrebbe prendersi la propria.

Perdonate l’esempio scomodo, ma efficace.  Se un gruppo di persone vede un uomo che stupra una donna, quelle persone sono in qualche modo complici dello stupro. In quella piazza a Torino, tutti sapevano che c’erano i violenti, parliamo di gente che ha sequestrato un carabiniere, che fa esplodere le bombe carte un giorno sì e l’altro no e così via. Non è accettabile tirare in ballo le famiglie con bambini pacifiche, i ragazzi con i gessetti colorati, gli hippie e le solite castronerie. Se i delinquenti fossero da soli, sarebbe più facile beccarli. Per questo motivo quelli che stavano in quella piazza sono in qualche misura complici. Anche perché parliamoci chiaro: se un poliziotto spara è omicidio volontario, mentre se un manifestante cerca di ammazzare un poliziotto sono lesioni gravi. Vi pare normale?

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C’è poi un punto che la sinistra dovrebbe tenere bene a mente, se davvero ambisce a governare: l’ordine pubblico democratico non è un dettaglio, non è un fastidio, non è una concessione alla destra cattiva. È una condizione essenziale della democrazia. Difendere l’ordine pubblico significa difendere i diritti di tutti, a partire da quelli dei più deboli.

E allora viene spontaneo chiederselo: che cosa c’entra Askatasuna con i diritti democratici? Che cosa c’entra un centro sociale che tollera – quando non legittima – la violenza con la libertà di espressione? Finché questa domanda resterà senza risposta, continueremo a vedere video come quello di Torino. E continueremo a raccontarci, per l’ennesima volta, la favola degli infiltrati.

Franco Lodige, 3 febbraio 2026

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