
Quando il premier israeliano è arrivato all’Assemblea Generale dell’ONU diverse delegazioni hanno lasciato la sala. Si dice che i gesti fanno notizia, ognuno però interpreta la notizia a modo suo. In segno di rispetto per quella che era la più importante istituzione internazionale prima che diventasse il baraccone che è, la delegazione israeliana non ha mai lasciato i banchi neanche davanti ai peggiori dittatori.
Prima di umiliare Israele il corteo dei sobillati dalla delegazione palestinese che ha lavorato diversi giorni per organizzare la pagliacciata, ha umiliato l’organizzazione di cui fa parte e dalla quale percepisce stipendi che noi comuni mortali non possiamo neanche immaginare. Il primo segnale che hanno dato con questo gesto teatrale è che Israele non è una nazione con gli stessi diritti anzi, non ha proprio diritto di esistere. Così facendo, ma non se ne rendono conto, hanno corroborato le tesi del diritto alla difesa e all’esistenza dello Stato Ebraico anche davanti a quella parte di mondo che non lo accetta e che pur definendosi in tanti modi è solo impregnata del peggiore antisemitismo.
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Durante il discorso, Netanyahu ha detto verità abilmente nascoste da molti media internazionali, e cioè che il 90% dei palestinesi ha sostenuto il 7 ottobre e che in maniera trasversale il 90% della società israeliana non vuole al proprio confine uno Stato palestinese. Ha riassunto gli ultimi mesi di guerra sui vari fronti oltre a quello della Striscia di Gaza. Da Hezbollah in Libano ai bombardamenti delle centrali nucleari iraniane passando per i forti attriti al confine siriano e alla guerra a distanza con gli Houthi yemeniti. A modo suo ha illustrato la situazione attuale e sempre a modo suo ha apertamente o in maniera subliminale lanciato spiragli al dialogo e minacce.
Il momento più emozionante, almeno per il pubblico israeliano è stato quando, per mezzo di altoparlanti posizionati in zone dove si presume siano detenuti e dagli smartphone di Gaza di cui IDF aveva preso possesso, il Premier ha parlato ai deportati nelle mani di Hamas. Netanyahu non è stato l’unico a parlare perché uno dei messaggi più importanti, se non il più importante, è stato dato dal QR-code, inciso su una spilla, per mezzo del quale è possibile vedere fotografie e filmati del 7 ottobre. Per sminuirne la portata qualcuno ha detto che era la versione israeliana dei fatti, ma non è vero perché quasi tutti i filmati e fotografie che si vedono aprendo quel link sono stati girati e scattate proprio dai terroristi di Hamas all’opera e mandate in diretta streaming. All’epoca ci furono critiche al fatto che questo materiale non era stato pubblicato nell’immediato, bisognava però controllarlo e anche dare alle famiglie delle vittime tempo per superare il trauma. Il discorso è durato 40 minuti, ma ora che è di dominio pubblico il QR-code continuerà ancora a lungo a raccontare il 7 ottobre 2023.
Michael Sfaradi, 28 settembre 2025
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