Niente candeline nel Paese degli Ayatollah giudiziari

La famiglia nel Bosco fa emergere tutto il peggio della burocrazia giudiziaria italiana. A mamma Catherine negato il compleanno coi figli

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famiglia bosco

In merito al caso infinito della cosiddetta famiglia nel bosco, dopo le tante batoste che la coppia anglo-australiana ha dovuto subire dopo che le sono stati allontanati i tre figli, il 13 aprile ne è arrivata un’altra con l’infallibile rapidità dei famosi sommergibili di Mussolini: mamma Catherine compiva 46 anni e in questo lieto giorno le è stato impedito di far visita ai suoi pargoli, con l’unica e molto “magnanima concessione” di poterli contattare per qualche minuto in una video chiamata.

Complimenti ai solerti, volenterosi e ligi responsabili della casa famiglia di Vasto, dunque, che si attengono scrupolosamente alle varie ordinanze del Tribunale dei minori e, non meno importanti, indicazione delle assistenti sociali, impedendo ad una madre considerata pericolosa di far ulteriormente del male ai bimbi che ha messo al mondo. Inoltre, spiace rilevarlo, siamo rimasti in pochi in queste ultime settimane a cercare di mantenere accesi i riflettori dell’informazione su questo inverosimile caso giudiziario.

A questo proposito, segnalo che il 21 aprile prossimo il Tribunale d’Appello dell’Aquila, attraverso la sezione minorile, si pronuncerà in merito all’ennesimo ricorso presentato dai legali della stessa coppia, onde ottenere un rapido ricongiungimento della famiglia nella nuova abitazione messa a disposizione dal piccolo ma molto solidale Comune di Palmoli. Comune di circa 850 abitanti che sta sopportando una retta mensile di quasi 8.000 per la permanenza dei tre bambini della, se così la vogliamo chiamare, struttura protetta.

Claudio Romiti, 14 aprile 2026

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