Sarà che il Centrodestra avendo perso il referendum è come un pugile suonato, ma Giorgia Meloni anche domenica ha perso un’altra occasione per dimostrare qual è la differenza tra essere governati da un’accolita di populisti di sinistra come l’accoppiata Conte-Schlein e chi ha il senso dello Stato. Non si capisce perché il nostro ministro degli Esteri convochi per comunicazioni l’ambasciatore d’Israele in Italia e perché del pari il nostro rappresentante a Tel Aviv debba protestare per una faccenda che riguarda un alto prelato.
Sta scritto nella Costituzione della Repubblica che (articolo 7): “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine indipendenti e sovrani”. C’è poi l’articolo 19 che si occupa della libertà di culto. Allora perché l’Italia ingerisce in faccende interne dello Stato d’Israele che ricadono indirettamente su un porporato? Lo fa per difendere il cittadino italiano Pierbattista Pizzaballa che però non è stato oggetto di alcun provvedimento restrittivo? E ci consenta una domanda cara Meloni: lei ci riempie di leggi che vietano questo e vietano quello e quando i giudici assolvono qualcuno che ha violato quei divieti lei giustamente s’indigna. Per quale motivo allora la polizia di Gerusalemme se pone un divieto e lo vede violato dovrebbe restare inerte? Forse lei approva il “non sa chi sono io” di Ilaria Salis che sbraita perché l’hanno controllata su ordine della magistratura tedesca? E pure il cardinal Pizzaballa poteva opporre al gendarme con la stella di David il “lei non sa chi sono io”?
Fare di quanto è accaduto domenica a Gerusalemme un affare di Stato è sbagliato. Nessun capo di Stato o di governo, con l’eccezione di Emmanuel Macron alla perenne ricerca del primato perduto, ha detto un fiato. Né Alcide De Gasperi, né tanto meno Giulio Andreotti avrebbero protestato perché Israele ha impedito al cardinale l’accesso alla chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme vecchia. Pure Leone XIV che è oltreché Papa uomo di mondo ha limitato la sua protesta a una intemerata di fede. Perché la faccenda è delicata e se fosse valutata con spirito liberale avrebbe dovuto tenere ben lontano il governo di Roma dalla disputa. Anzi se ne sarebbe dovuta cogliere l’opportunità per mettere ancor più in rilievo la mostruosità dell’agire degli ayatollah: responsabile del no a Pizzaballa per i riti della settimana santa non è Israele, ma il regime criminale iraniano.
Giorgia Meloni così ha sentenziato: “Il Governo italiano esprime vicinanza al cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito di celebrare la messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro. Il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri. Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”. Non si è sentito nessun appello di questo tipo contro l’Iran che fa incessante bersaglio dei luoghi di culto della città santa con i missili. Impedire l’accesso ai luoghi sacri è secondo la Meloni un’offesa e tentare di distruggerli allora cos’è?
Là dove gli islamisti sciiti sono arrivati hanno sempre dato corso a una furia iconoclasta contro i simboli delle religioni altrui. Nel caso della domenica delle Palme c’è lo stesso riflesso che si è avuto dopo il 7 ottobre. Non la condanna dei massacratori, ma degli ebrei che hanno risposto. Anche in questo caso la condanna degli ebrei che per ragioni di sicurezza impediscono a tutti – ebrei, cattolici, israeliti – l’accesso ai luoghi santi bersaglio degli iraniani per ragioni di sicurezza s’alza altissima, ma neppure un fiato sulla criminale volontà degli ayatollah di fare dei luoghi simbolo della cristianità un bersaglio.
Va ricordato che questi sono i giorni della pesah, la principale festa degli ebrei. Anche a loro è vietato di frequentare l’antica sinagoga di Gerusalemme, così come non si possono avvicinare la muro del pianto. La condizioni che le autorità israeliane pongono per l’accesso ai luoghi di culto della città vecchia di Gerusalemme – dove, salvo poche botteghe alimentari, è tutto chiuso – è che vi sia nelle vicinanze un rifugio anti-aereo. E difatti là dove è possibile ripararsi le funzioni religiose, anche cattoliche, si sono svolte. Viene da chiedersi se con la marea di contributi che i francescani di Terra Santa (vero padre Ielpo il custode dei luoghi santi anche lui bloccato con Pizzaballa?) hanno ricevuto nei decenni non potevano costruire un rifugio.
Ciò detto si è fatta della precauzione forse eccessiva che la polizia israeliana ha avuto verso il cardinal Pizzaballa un’ottima occasione per parlar male degli ebrei che, diciamocela tutta visto che si parla di religione, sono ancora gli “assassini di Cristo”? Eppure Pizzaballa non la racconta tutta giusta, tant’è che ha dovuto ammorbidire la posizione. Lo avevano avvertito sabato quando ha chiesto il permesso di andare al Santo Sepolcro che non lo avrebbero fato passare. Lui ha volutamente forzato il blocco per consacrarsi al martirio, almeno mediatico? Il cardinale è colui il quale ha scagliato i peggiori anatemi contro Benjamin Netanyahu per il “genocidio di Gaza” forse ha immaginato che il suo “martirio mediatico” avrebbe contribuito a far degenerare la già pessima immagine del capo del governo israeliano. Che però non si è affatto inquietato. Ha detto ai suoi: il cardinale vuole andare? Che vada! Ma alle nostre condizioni perché se gli ayatollah lo colpiscono noi non vogliamo essere accusati di aver ammazzato dopo il Nazzareno anche il suo rappresentante.
La faccenda della domenica delle Palme è l’ennesima dimostrazione che attorno al conflitto mediorientale l’Italia e molti nostrani commentatori non ci stanno capendo nulla. Con l’emotività e l’isteria non si fa politica estera. Ma neppure il bene dell’Italia. Se Giorgia Meloni accetta un consiglio si guardi ogni tanto i dati (le farebbe bene farlo anche in economia): i cattolici praticanti in Italia sono- fonte Cei – meno del 19 per cento della popolazione, malcontati tre milioni. Ecco egregia presidente del Consiglio non faccia l’errore d’inventare l’Isee della fede, non insegua come ha fatto con i bonus il populismo assistenzialista della sinistra. A Elly Schlein dei cattolici non frega nulla: ha usato Pizzaballa per dire ancora una volta che il governo Netanyahu è criminale. E lei cara Meloni, ben lontana da una visione liberale dello Stato, l’ha anticipata. Me se accetta un consiglio ci ripensi: se si deve votare chi ritiene gli israeliani antidemocratici perché bloccano un cardinale per ragioni di sicurezza o li ritiene assassini perché si difendono da chi ogni giorno vorrebbe sterminarli allora votiamo l’originale: l’antisemitismo della Schlein è ben più garantito del suo!
Carlo Cambi, 30 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


