Oggi il “No Meloni Day” ha visto manifestazioni in più di cinquanta piazze italiane. Studenti, collettivi universitari, associazioni ambientaliste come Fridays for Future e movimenti pro-Palestina hanno protestato contro il governo, i tagli all’istruzione, il sostegno militare e il riarmo. Tutto e niente. Niente e tutto. Tra le città coinvolte ci sono state Roma, Milano, Torino, Bari e Bologna, dove sono avvenuti i momenti di maggiore tensione.
Scontri a Bologna durante il corteo
A Bologna, il corteo partito da piazza Verdi ha tentato di raggiungere la Fiera dove i ministri partecipavano all’assemblea dell’ANCI. Sul ponte di San Donato, la polizia in assetto antisommossa ha bloccato il passaggio ed è stata presa di mira dai manifestanti che hanno lanciato uova e slogan contro il governo, bruciando fotografie di alcuni esponenti politici. “Vieni qua senza manganello che ti ammazzo“, ha minacciato uno dei manifestanti.
Nonostante le tensioni, i manifestanti hanno continuato con striscioni dedicati alla Palestina e cartelli che criticavano la ministra Anna Maria Bernini e il rettore Giovanni Molari. Dopo gli scontri, il corteo è tornato in zona universitaria, dove alcuni gruppi hanno occupato il dipartimento di via Berti Pichat per interrompere le lezioni.
A Roma, due cortei e tensioni davanti al Ministero
Nella capitale, un corteo si è mosso da Piramide verso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, presidiato dalla polizia. Tommaso Martelli, coordinatore dell’Unione degli Studenti, ha dichiarato: “Chiederemo di essere ricevuti dal ministro Valditara, l’unico che non ci ha mai incontrato”. Gli studenti hanno esposto fantocci con i volti della premier Giorgia Meloni, della ministra Bernini e del senatore Maurizio Gasparri e cartelli con messaggi come “Soldi alla scuola, non alla guerra”.
Davanti al ministero, alcuni manifestanti hanno lanciato vernice rossa e uova, mentre altri hanno srotolato uno striscione con la scritta “Cacciamo il governo”.
Attriti a Torino e Milano
A Torino, la mobilitazione si è concentrata in piazza XVIII Dicembre, coinvolgendo studenti, collettivi universitari e attivisti per il clima. Il corteo ha percorso diversi punti centrali della città, tra cui corso Castelfidardo e corso Vittorio Emanuele II. Gli slogan principali chiedevano “Soldi alla scuola, non alla guerra” e denunciavano i tagli all’istruzione e il riarmo del paese. Contro i poliziotti sono stati lanciati un estintore e un tombino: 8 feriti tra gli agenti e 2 manifestanti identificati.
Anche a Milano migliaia di studenti che si sono radunati davanti al Castello Sforzesco. I manifestanti hanno esposto cartelli con volti di politici e simboli critici verso il governo.
Le rivendicazioni alla base della protesta
Le richieste avanzate durante il “No Meloni Day” spaziano dal rifiuto della “finanziaria di guerra” al sostegno per la Palestina, fino agli investimenti in università, ricerca e ambiente. Tra i partecipanti si sono distinti Osa (Opposizione Studentesca d’Alternativa) e Cambiare Rotta. Tutto e niente. Niente e tutto. Sui cartelli si sono visti i volti dei ministri con le mani insanguinate accusati di essere complici di genocidio. Ma anche slogan del tipo “+ pinguini, – Salvini”; “+ bombi (api), – bombe”. E scemenze simili, come nel caso dello striscione che indica Salvini come leader del Quarto Reich.
Gli attivisti hanno dichiarato che il “No Meloni Day” rappresenta solo l’inizio di una più ampia mobilitazione, con l’obiettivo di proseguire nelle prossime settimane, in particolare con uno sciopero nazionale previsto per il 28 novembre.
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