I bambini di Gaza meritano la pace e un futuro, di certo non una campagna pubblicitaria. Avvenire, che sa fare il suo lavoro (poi un giorno andrebbe decostruito con pazienza ogni numero del giornale per capire di quale lavoro stiamo parlando) lancia una campagna per dare il nobel per la pace ai bambini di Gaza. Chi e come potrà mai dire di no a una proposta del genere?
Ecco, questo modo di agire è ormai tipico di un certo mondo, un mondo che, non sapendo cosa fare, un po’ perché non è il suo lavoro un po’ perché in effetti – e purtroppo – ci sono sempre meno cose che possono essere fatte nel mondo con la speranza che qualcosa di buono accada, un mondo, si diceva, che avanza proposte alle quale non si può dire di no. Anzi, non prenderle in considerazione o opporsii (con o senza argomenti) equivale a prendere la parte del nemico: di chi vuole la guerra e di chi, in particolare, vuole la guerra contro i civili.
Facciamo finta, per un attimo, che Avvenire abbia controllato formalmente che chi ha avanzato la proposta abbia in effetti candidato i “bambini di Gaza” per il nobel per la pace seguendo la procedura prevista dal Comitato per i nobel (e già qui farlo notare ti iscrive automaticamente dalla parte dei nemici non tanto della proposta quanto dei poveri bambini di Gaza morti ammazzati o vivi e dimenticati che siano) quale mai potrebbe essere la motivazione per la candidatura o quella per l’assegnazione del premio? Esistere? Essere vittime di uno dei più potenti eserciti del Medio Oriente, se non del mondo?
Leggo che l’appello, lanciato il 4 agosto, dal professor Mazzarella viene presentato così « Basta. Se avete carità, basta voi che uccidete. Basta voi che mentite. Basta voi che non fate niente. Basta se ancora siete qualcosa che somiglia a un uomo » e subito sono arrivate le firme di chi, magari colto in fallo dall’appello, immediatamente firma, perché, come si diceva, si vive di proposte a cui non si può dire di NO perché altrimenti sei contro il merito della proposta stessa e, quindi, dalla parte degli altri.
Caro Professore, caro Avvenire, ci stanno cascando in molti, e, per l’appunto, sono persone che non si sono mai interessate della pace, o il futuro, dei bambini di Gaza (e di tanti altri futuri, ma non la metterei su questo piano). Questa proposta, che non stenterà a essere collante del campo largo, è una delle classiche proposte di chi sa fare il suo mestiere. Proprio come Avvenire.
Marco Perduca, 11 agosto 2026
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