Caffè avvelenato

Noi e loro

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

Qui al bar siamo tutti un po’ Porriani quindi il lunedì sera, invece di guardarci una partita di pallone, preferiamo sintonizzare la tv su Quarta Repubblica. E quindi l’altra sera ci siamo goduti in diretta lo “scazzo” (si può dire?) tra Luca Palamara e Stefano Musolino, procuratore aggiunto di Reggio Calabria e segretario di Magistratura democratica. Sintesi brutale: la toga di Md ricorda in diretta che Palamara è un condannato, lui ferma una cena, chiama in diretta, se la prende con l’ex collega e rivela al mondo che anche il segretario di Md è stato indagato.

Per cosa? Non si sa. Non lo dice Palamara, che però al tempo era pm e indagò proprio sul caso chiedendo l’archiviazione. E non lo rivela neppure Musolino, che forse stava per farlo salvo poi essere giustamente interrotto.

Qui al bar ovviamente viviamo anche di “pettegolezzi”. E in cuor nostro ci sarebbe piaciuto sapere per quale presunta malefatta era stato indagata la toga di MD. Eppure il nostro spirito garantista, che viene fuori tra un cappuccino e l’altro, ci impone di fregarcene. Di sbattercene. Di non andare neppure a cercare la notizia che pure altri giornali stanno pubblicando. Sapete perché? Perché Musolino è stato archiviato. Perché il caso risale a diversi anni fa. Perché si concluse nel nulla. E se rivendichiamo il diritto di ritenere innocenti fino a prova contraria politici agli arresti domiciliari da semplici indagati, figuratevi se possiamo crocifiggere un magistrato per un procedimento archiviato e ormai concluso.

È questo che ci rende diversi da loro. Come da chi preferisce il cappuccino deca.

Il Barista, 5 novembre 2025

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