Una ventata d’aria fresca per i Giovani Democratici. Domenica 9 novembre, a Napoli, è stata infatti eletta la nuova segretaria del movimento giovanile del Partito Democratico: è Virginia Libero, 27 anni, militante nel partito da 10. Nel suo discorso di insediamento prevale il desiderio di tornare ad essere l’avanguardia del cambiamento politico del paese e la voglia di collettivizzare (termine quantomeno desueto nel 2025…) i problemi dei giovani. Bello, bellissimo.
Durante l’intervento però, carico anche di invettive contro la cattivissima destra al potere, Libero incespica in un lapsus freudiano che in parte forse tradisce il suo pensiero (e quello dei tanti che durante la foto post elezione hanno alzato il pugno chiuso in aria, a ricordare tempi lontani e gesti di un’identità politica che dovrebbe essere dimenticata): “I giovani democratici sono una risorsa per il Partito Com… Ehm Democratico”.
Chissà cosa stava per dire la neosegretaria, forse: “Per il partito comunicatore con i giovani di sinistra?”. O magari: “Per il partito competente che dobbiamo mirare ad essere?”. Oppure: “Per il partito comitiva dei riformisti?”. Boh, certamente la tipica bontà di sinistra ci insegna che non bisogna essere malvagi a tal punto da pensare che una ventisettenne neoeletta a capo di una forza moderata, in un momento tanto carico di tensione e importanza per la sua carriera politica, abbia pensato al partito comunista e se lo sia rimangiato sul finale.
Anche perché Libero stessa rivendica di essere un vento nuovo, quindi non può proprio essere neanche vagamente possibile l’ipotesi che lei sia una vecchia nostalgica dei comunisti. È un po’ come quella storia del ragazzo che qualche mese fa aveva la maglia con un chiaro riferimento alle brigate rosse durante una riunione dei giovani democratici: andava di fretta, ha messo la prima cosa che ha trovato nell’armadio e senza guardarsi allo specchio s’è messo una maglia che aveva usato per Halloween dell’anno scorso. Poi sì, s’è fatto immortalare in prima fila tutto fiero con la sua t-shirt, ma è perché nemmeno si era accorto di averla addosso, sicuramente.
Scherzi a parte, tutta questa continua e costante simbologia propugnata dai giovani democratici, ci dimostra tristemente che il Partito Democratico non sta evolvendo verso un destino liberal-democratico, ma sta facendo sempre più retromarcia in un pantano fatto di ricordi, teorie improponibili al giorno d’oggi, analfabetismo finanziario e smemoratezza storica. Tornare a parlare di collettivizzazione, tornare a fare i pugni chiusi, canticchiare delle canzoncine satiriche che hanno come protagonisti i brigatisti sono tutti fatti che ci dimostrano quanto sia stantia e sempre più polarizzata la sinistra.
Però loro, i giovani e i giovanissimi del Pd, sono fortunati: mai un giornalista di Fanpage si è imboscato ai loro raduni; altrimenti, a giudicare da come anche in pubblico ormai non si vergognano di sostenere un’ideologia mortifera per l’individuo umano, sia nel corpo che nello spirito, chissà cosa verrebbe fuori…
Insomma, i sostenitori della libertà d’espressione tout court non avranno nessun problema nel sentire una ragazza che si propone come il futuro del Pd incespicare sul Partito Comunista o nel vedere tanti under 30 fare il pugno chiuso, ci sta. Ma almeno questi giovanotti e queste giovanotte abbiano la decenza di non parlare di rinnovamento, di cambiamento, di novità. Non c’è nessuna novità: difendono metodi e ideologie che esistono da decenni e che da decenni vengono sbugiardate dalla storia.
Alessandro Bonelli, 13 novembre 2025
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