Caffè avvelenato

Non chiamateli fascisti

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar non ci capacitiamo che esista ancora la violenza politica e che proprio tra i giovani, nati tanti anni dopo le barricate del Sessantotto, dilaghino radicalismo e risentimento.

Ma tant’è: osserviamo le scritte che augurano a Giorgia Meloni di fare la stessa fine di Charlie Kirk e non solo intuiamo che sì, a qualcuno quell’omicidio abietto sembra essere stato una grande impresa, ma anche che se nessuno emula il gesto in Italia magari è solo perché non ha i mezzi o le capacità o il coraggio. Guardiamo una flotta, anzi, una Flotilla salpata per portare aiuti umanitari a Gaza che però rifiuta di consegnarli a chi davvero può farli arrivare a destinazione, perché in realtà il suo scopo è – dichiarano adesso gli attivisti – forzare il blocco navale imposto da Israele. E con l’occasione, mettere in difficoltà il governo di destra a Roma??

Così come constatiamo che le prime misure cautelari per gli scontri a Milano alla manifestazione pro Pal sono state spiccate contro due ragazzine dei centri sociali. Mica contro professionisti del disordine. E allora vi domandiamo questo favore: non diteci che questi, questi che tapperebbero per sempre la bocca ai loro avversari, che devastano le città, cavalcano le crisi umanitarie o menano alla polizia, sono i veri fascisti. No. Chiamateli pure antifascisti, come si proclamano loro. È ora di riconoscere che l’antifascismo in quanto brand non ha nulla a che fare con la democrazia liberale. È quella roba lì: violenza in purezza. Sulle note di Bella ciao.

Il Barista, 26 settembre 2025

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