Politica

“Non è amico mio”. Non lo dicono ma lo dico io: di cosa hanno paura i compagni Pro Pal

Tutti si facevano foto con Hannoun, ora nessuno lo conosce davvero. Il vero timore però è che emerga dell'altro

boldrini bonelli hannoun Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Boldrini in modalità lady Gaga: sono una vippa, non posso conoscere tutti i milioni che vengono a chiedermi un selfie. Fratoianni a sinistra di Fantozzi, “chi è? Chi ha parlato?”, di questo passo smentirà di essere sposato a una certa Elisabetta Piccolotti e di girare in Tesla, forse si iscriverà con Soumahoro, altro chi era costui, a CasaPound. É partito ‘o scaricabbarilone!, e il balletto delle code di paglia, lunghe code, tristi code, bieche code solitarie (questa è una paracitazione difficile, bisogna essere preparati, se ci arrivate scrivete la soluzione nei commenti) è peggio che grottesca: ieri dovevamo star zitti e credere all’arroganza con cui ci garantivano gli Hannoun portati in processione, a cena, alla Camera, oggi dobbiamo tacere e credere alla loro candida spocchia di Alici nel Paese delle meraviglie: per non sbagliare, minacciano di comportarsi esattamente come il loro sconosciuto ma graditissimo ospite, seppellendo tutti sotto valanghe di querele temerarie. Tsk, tsk!

Niente serietà, siamo al km zero della decenza. Credere a tutti questi che furiosamente sbianchettano, cancellano, constestualizzano, minacciano, distolgono, peraltrano? Dura, anche scomodando la buona fede dei coglioni (noi): anzitutto, quelle prese di distanza e lunga distanza sono pelose, frusciano di altrettanta paglia: seh, vabbèh, non lo conosco, non so chi è, gli avrò stretto la mano una volta, avremo mangiato insieme, vi dico che non lo conosco però Israele genocida e intifada sempre: non ce la fanno, proprio non si tengono, gli scappa sempre da un fianco la flotilleria spericolata. Poi è poco credibile, e a prezzo di passare per scemi (sempre noi) che parlamentari di peso, addirittura presidenti di Camere, leader di partito et similia, non sapessero ragionevolmente con chi avevano a che fare, visto che hanno a disposizione tutte le informative dei servizi di sicurezza e di polizia che ai partiti, tutti i partiti, sono collegate. Di sicuro ai vari Boldrini, Fratoianni e compagni belli se si presenta uno di destra non viene ricevuto e difatti non esistono occasioni, se non, a malapena, per occasioni istituzionali: mai personalizzate. E comunque, nella loro collettiva fuga dall’ignominia, che ricorda tanto la bagarre all’arrivo della Milano-Sanremo, spostati, largo, che scappo prima io, non c’è mai una parola di condanna per l’orrenda mafia di Hamas con cui si voleva importare la democrazia della jihad, men che meno per l’infame truffa sui bambini di Gaza per i quali tutti questi vipponi teslati giuravano, e giurano, di struggersi.

Di fatto, chi sganciava per i bambini di Gaza, contribuiva a tenerli nella fame e nella morte: e non per mano dei giudei, ma proprio ad opera di quella Hamas sulla quale nessuno si sente di spendere un fiato di critica. È questo che non torna nella messe di autogiustificazioni troppo scontate, troppo annunciate, e troppo tracotanti: si tira via, si fa finta di niente, si rilancia alla resistenza. Ma le cose stanno diversamente, le cose stanno che Hannoun emerge sempre più come capo operativo di Hamas in Italia ed era veramente difficile ignorarlo, se non altro perché c’era chi lo sospettava e finiva puntualmente coperto di insulti e di minacce, ed è impossibile non sapere che cosa era ed è Hamas anche se molti la hanno esaltata, sostenuta fino a ieri e oggi non si dissociano, al massimo tacciono, una volta tanto.

Flotilleri, funzionari, politici con relativa corte dei miracolati giornalistica, una propaganda poderosa e fin troppo tollerata, anche da destra, penetrata fin dentro le università, le scuole che sono il centro nevralgico della militanza terroristica. Pochi scrivono che per i licei della penisola vengono invitati regolamente attivisti propal a sostenere tesi aberranti: Hamas è la nuova resistenza, gli ebrei sono infami, perfidi perché malati, tarati, storicamente traumatizzati e quindi indotti a replicare le atrocità che sostengono di avere subito. E i ragazzini imparano a pappagallo, chi scrive ha potuto leggere uno scambio tra una docente che cerca di far ragionare una studentessa ebrea e quest’ultima che non se ne dà per inteso, tira addosso alle sue origini con una virulenza che manco Moni Ovadia, a un passo dall’augurare nuovi forni agli ebrei di cui fa parte. Una roba aberrante, nel totale silenzio dell’informazione e delle istituzioni: nessuno ricorda, per citarne uno solo, il caso del liceo Virgilio di Milano, brevemente ripreso dalla stampa locale perché intervenne la Digos, chiamata da qualche insegnante preoccupato dati i toni degli interventi, la quale Digos si limitò a una presenza bonaria, comprensiva di fronte a una ospitata di non meglio precisati giovani palestinesi accompagnati dall’ex genero di Gino Strada, Maso Notarianni, presidente Arci Milano, tra i flotilleri militanti in rotta su Gaza, fermati da Israele, il cui figlio studia nello stesso liceo. Una cosa di famiglia, insomma.

Ora, tutto questo, come appena heri dicebamus, non può passare in cavalleria, non può venire rubricato nello scaffale della normalità, archiviato nella cartellina del fatalismo: “Eh, ohè!”, come sbotterebbe Renato Pozzetto allargando le braccia. “Un par de palle!”, gli sbotterebbe er sor Cobelli di Vacanze di Natale. Tutti questi che oggi scappano in fitta schiera da loro stessi hanno aspettato anni, anche venti, tanti quanti sono quelli delle indagini che consideravano questo supposto pendaglio da forca di Hannoun, che non emerge proprio oggi in tutta la sua pericolosità, hanno aspettato l’irreparabile, l’indifendibile prima di rinnegarlo tre volte al canto del gallo islamocomunista: fino a ieri lo esaltavano, anche solo con la presenza. Con quei sorrisi carichi di complicità, altro che l’avrò incrociato per sbaglio. E ancora oggi si guardano bene dallo sprecare una mezza parola di condanna, senza mezzi termini; no, sono, restano ipergarantisti, non lo conoscono ma, eh, beh, diffidano un poco di quella “magistratura israeliana” altrimenti osannata, per la quale militano a favore del No (a proposito: ancora una volta, è partita nelle scuole la propaganda degli insegnanti piddini, tra di loro ma pure diretta agli studenti già maggiorenni), avvertono che “finora si parla solo di una indagine”. E dirottano su “Israele genocida” la carica dell’indignazione.

Di che avete paura, compagni? Non lo dicono, ma lo sanno. Non lo dicono ma lo dico io. Hanno paura che emerga, assai più di quanto non trapeli attualmente, la rete della sinistra estrema, movimentista, attivista, insurrezionalista, che vellica la saldatura fra islamismo e brigatismo, e che si estende, collega, si ramifica da Hamas a neosovietismo, da Hannoun a Putin. Hanno paura che si precisino certi contorni, come l’ala estremista dei portuali di Genova, ultraputiniani, che per anni hanno garantito supporto logistico ad Hannoun e di recente hanno scortato la pasionaria Albanese (ad un incontro presente proprio Hannoun); e un sacco di altre cose che disegnerebbero scenari inquietanti e piuttosto disdicevoli. O non è forse vero che tra Hamas, Fratelli Musulmani, Iran, Qatar e Russia ci corre un lungo filo rosso?

Ieri l’Anpi nazionale ha mandato un allucinante comunicato dove esprimeva “massimo sostegno e complicità per Hannoun”. Quell’altro, il Cremaschi ex Cgil, ultraputiniano di complemento che manda totale solidarietà ad Hannoun, vaneggia di “misure repressive del regime fascio sionista israeliano” e contesta la matrice terrorista attribuita al compagno giordano in quanto l’unico terrorismo sarebbe quello di Israele. Ah belli. Ma chi volete prendere per la kefiah. Ricordate quella scenetta di Bud Spencer Bulldozer che va a trovare il barbiere malavitoso, “barba o capelli?”. “Osvaldo”. “Non so di chi parli non so chi è Osvaldo. Senti amico, io sono un duro e se credi di far parlare me hai sbagliato tipo”. Poi, capita l’antifona: “Apri quella porta, scendi sei gradini, gira a destra e trovi Osvaldo”. Sostituire Osvaldo con Hannoun. Però a modo loro, “mai conosciuto e soprattutto non lo inviterò più”. E pretendono pure la nostra coglionaggine, ovvero o ci credete o vi denuncio. Tsk, tsk!

Max Del Papa, 29 dicembre 2025

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