Esce l’ennesima miseria della sinistra militante, non si contano più, ma che facciamo? La teniamo chiusa nell’armadio, per carità, per stanchezza, o ne parliamo? La miseria, abissale ma non sorprendente, parla di un gruppo su whatsapp animato da due attiviste, sinonimo di fancazziste moleste, già nei guai per una storiaccia brutta di molestie pesanti a maschi da distruggere, da indurre al suicidio, e c’erano quasi riuscite: non contente, Carlotta Vagnoli e Valeria Fonte si scatenavano contro l’universo mondo di sinistra, giornaliste, facce più o meno famose, figure istituzionali, bersagli anche trascurabili come qualche palettara: ma queste non distinguevano più fra influenti e velleitari e neppure tra vivi e morti, ne avevano per la Murgia come per qualche giornalista di seconda fila, fino alla “nazista di merda” Liliana Segre, al presidente Mattarella, chissà poi perché.
Un odio assoluto, cieco, demenziale, a colpi di “devono morire male”, raffiche di cancri augurati a caso ovunque fin “nel buco del culo”, col propellente dell’invidia delle vorrei ma non posso. E l’invidia, che è la vera arma di distruzione di massa, a volte ha delle motivazioni per così dire reali, razionali: della Cecilia Sala oracolare, da salottino di Fabio Fazio dicevano vedi, ‘sta stronza, ha svoltato, va di ospitate, di libri, la candideranno, e si sente la disperazione delle vorrei ma non posso, relegate ad una vita da attiviste, da niente che si agita, maledice, odia, ma resta niente.
Un odio concreto però, ambizioso e capace di conseguenze concrete, devastanti: di un’altra attivista, una collega, dicono va fatta fuori, va distrutta, più cresce e peggio è. L’ossessione della fama, che si teme negli altri a proprio discapito, che si detesta negli altri con sensibilità paranoiche, da dittatori psicopatici; della Chiara Valerio, che è una delle meste e noiose profetesse woke, amica stretta della segretaria piddina Lella, molto abile nel lobbismo di potere, infilata dappertutto, dicono che è “una fascista omotransfobica”, nientemeno.
A questo punto la sinistra in carriera, benpensante, portata di suo all’incarognimento, piange calde lacrime e già che c’è ne approfitta per farsi ulteriore pubblicità in aura da martire, in un circolo vizioso che almeno negli intenti sembra avallare, se non non gli insulti, i sospetti delle streghe attiviste: una scopre che “le ho supportate fin che ho potuto, ma ragionarci è inutile”, un’altra che “non si ragiona di femminismo con chi gode quando l’Iran rapisce una giornalista”, cioè lei stessa: ma “Scesci” Sala è la stessa che difende l’Iran a modo suo, “ci fanno 3 esecuzioni al giorno ma anche più rave party che in ogni altro luogo”. A riprova che ragionare nella galassia conformista, attivista e femminista è impresa ardua. Alcuni bersagli come Lucarelli hanno subito approfittato per mettersi al centro, siccome non si butta mai via niente, vittimizzandosi in tono epico, “ah, ce l’avevano anche con me, sentite che dicevano”. Ma quando queste vomitavano il loro fiele ovunque, quando volevano consegnare il maschio di turno a una gogna omicida, non dicevano una parola, ci vuole sempre il fatto personale per svegliarli ai benpensanti, ai conformisti della correttezza. Allora Parlarne? O lasciare perdere la questione come l’ennesimo squallore? Perché in queste faccende di ordinaria carognaggine infantile anche l’aspetto, la vanità esaltata o frustrata hanno il loro peso.
No, parliamone perché questo stupido trascurabile gruppo chiamato “Fascistella” è sintomatico di una sensibilità di sinistra e non lontano da altri gruppi paralleli come quello del partigiano Giannini, naufragato allo stesso modo per esubero di astio, di odio fra compagni che dovevano salvare l’Italia dalla nazi-nazista Meloni e son finiti a minacciarsi tra loro in ragione delle simpatie per Hamas, per l’odio verso gli ebrei, alcuni dei quali, come Mentana, come Parenzo, partecipavano al gruppo.
Sinistra grottesca, allucinata. Riassumono i pm: “un clima organizzato di ostilità”. E dicono il vero ma anche il falso, per difetto, per mancanza di analisi riassunta nella formula dell’ovvio. Così teorizzavano le megere del gruppo: “La cancel culture è l’arma più potente che il femminismo abbia avuto negli ultimi dieci anni. Dobbiamo radicalizzare, attaccare, accusare”. Ecco, è qui che va posta l’attenzione, qui che va tratto il dado della filosofia di sinistra, che ha avvolto la sinistra come una nube tossica: usare le istanze pretestuose e indefinite, ossimoriche, dal femminismo al transfemminismo, dall’ambientalistmo tossico all’aborto riproduttivo, per fare terrorismo, rappresaglia con l’arma dei social, della reputazione da annientare. Una logica che, anche semanticamente, non va lontana dai proclami, dagli ingenti brigatisti. “Dobbiamo radicalizzare, attaccare”.
A questo punto dovrebbe scattare l’autocritica e invece s’innesca solo il vittimismo, il puro vittimismo narcisistico dei bersagli nel senso, nel segno della solita autocritica di sinistra, protosovietica: dove avete sbagliato, compagni? Militanza e gogna, radicalismo fanatico e difatti queste arpie sembrano salvare solo il terrorismo sanguinario degli stragisti islamici. “Prima o poi anche questa va fatta fuori, raga”. E parlano di una di loro ma una a sua volta sospettata di attività losche, immonde, dai dossieraggi al revenge porn, l’abitudine di rendere pubblici certi momenti privatissimi.
Sinistra in purezza, con nessuna virtù e tutti i suoi vizi, ormai tracimanti, perfino imposti come normalità e doverosa normalità al servizio del presunto bene, che non si fa scrupolo, dalla politica all’informazione, di applicare gli stessi metodi ogni volta che può nel falso velo dell’orgia di valori ipocriti, di attivismi pretestuosi, di parole scomodate invano. Tutte le ideologie totalizzanti nascono da un assoluto paranoico e sfociano nel delirio manicomiale, ma questa del nuovo comunismo woke è particolarmente psicopatica: solo che da venti anni almeno fingiamo che sia inevitabile e perfino doverosa come una nuova morale che dovrebbe avvolgere il mondo per stravolgerlo. Che altro sono state le ondate maligne, violentissime quanto ipocrite, del black lives matter, del non una di meno, dell’odio verso il bianco in quanto tale, del fanatismo ambientale da cartone animato con la faccia di Greta riciclata nella causa pro Hamas? Che altro la dittatura climatica convertita nell’ortodossia vaccinale e nuovamente rifluita nell’ossessione catastrofista da clima? Che la riscrittura o la censura dei capolavori, dei monumenti, delle opere dell’ingegno alla luce della psicosi woke? Tutto questo ci è parso normale e ancora i media organici alla cosiddetta Agenda, alla nuova filosofia finanziaria della sinistra consumista la spingono, la pompano.
La cattiva coscienza della sinistra fanatica, che fa i conti con la sua immagine allo specchio senza vederla, senza volerla vedere, si perde nei suoi cortocircuiti: quelle che oggi lamentano l’odio immondo delle due attiviste sono le stesse che gratificano delle medesime attenzioni, con gli stessi toni, i cosiddetti novax: “Madonna quanto vorrei vederli ridotti a una poltiglia verde”, “devono morire tutti”, “spero che crepino con duecento metastasi”, “se mi capitano sotto le mani gli farò rimpiangere i campi di concentramento”. Sbraita la sinistra rettopensante, nel senso che pensa con col culo, quando quattro perdenti inneggiano al duce in un circolo di Fratelli d’Italia: ah, vergogna, Meloni non ha niente da dire? Contemporaneamente, a proposito di attivismo terroristico, spunta un’altra miseria sconfortante, una miseria di Halloween, la festa delle zucche celebrata da alcune penose di sinistra con la mise en scene di via Fani, del delitto Moro: attiviste o studentesse sovrappeso col costume delle Brigate Rosse, stella a 5 punte sui capezzoli e il cadavere nel bagaglio della R5. A questo punto logica vorrebbe, la logica degli indignati strategici in servizio permanente effettivo, che la segretaria Lella si discolpasse, siccome si usa sempre l’assurdo sillogismo per attrazione. Invece sapete come finirà? Con la solita morale demenziale ma conveniente di sinistra: ah, quelle non sono vere compagne, non ci appartengono, però sono compagne che sbagliano, però non tanto, però bisogna capirle, però Meloni riferisca in Parlamento.
Max Del Papa, 1° novembre 2025
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