“Non ve ne fotte niente di dare aiuti”. Vespa disintegra la Flotilla

Il volto di "Porta a porta" ha smascherato in diretta la retorica dei finti pacifisti diretti a Gaza: ecco cos'è successo

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vespa

Altro che talk show. Quello andato in onda ieri a Porta a Porta è stato un raro momento di verità in televisione. Bruno Vespa, in diretta e senza peli sulla lingua, ha messo sotto torchio Tony La Piccirella, portavoce della Global Sumud Flotilla, l’ennesima missione “umanitaria” con destinazione Gaza, che rischia di trasformarsi – ancora una volta – in una provocazione sotto bandiera pacifista. E lo ha fatto nel modo che più manda in crisi certi ambienti: usando la logica.

L’intervista è partita come una delle tante discussioni geopolitiche da prima serata, ma in pochi minuti si è trasformata in uno scontro frontale, acceso, durissimo. Vespa ha semplicemente tolto il velo di retorica e ha osato dire ciò che in molti pensano ma nessuno dice in pubblico: “Vi posso dire che non ve ne fotte niente delle persone che sono lì? A voi interessa aprire un canale con Israele che Israele non avrebbe mai aperto”. Colpito e affondato. Parole chiare, che hanno mandato in corto circuito il salotto buono della solidarietà a senso unico.

Il punto vero lo ha centrato Vespa quando ha ricordato la proposta avanzata dal Patriarca latino Pierbattista Pizzaballa, sostenuta anche dalla diplomazia vaticana: lasciare gli aiuti a Cipro e farli recapitare da chi ha il diritto e la possibilità di farlo, senza rischi né teatrini politici. Una proposta di buon senso, subito rigettata da La Piccirella in nome della “natura della missione”. E Vespa, giustamente, ha affondato il colpo: “Se vi fidate di Pizzaballa, perché non gli date gli aiuti? Lui ha detto lasciateli a Cipro e li prendiamo noi”. Nessuna risposta credibile, solo slogan. E quando la retorica finisce, resta il nervo scoperto: “Quelli prendevano gli aiuti e li portavano ai ‘poveracci’ di Gaza. Buona navigazione”. Boom. Il collegamento è saltato poco dopo, ma la questione era ormai esplosa.

La Flotilla è composta da navi salpate da porti europei, con a bordo attivisti, parlamentari e militanti convinti di “rompere il blocco israeliano”. In realtà, quello che si profila è l’ennesimo tentativo di forzare una situazione geopolitica delicatissima, usando la bandiera degli aiuti umanitari come scudo mediatico. Il governo italiano – non a caso – ha già preso le distanze, così come il Vaticano, che ha proposto una via alternativa, pacifica e sicura. Ma no: troppo semplice, troppo poco scenografico.

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La Piccirella e i suoi vogliono arrivare a Gaza via mare, consapevoli che quel tratto di mare è una zona ad altissimo rischio. E mentre parlano di “diritto internazionale”, pare abbiano ignorato perfino gli appelli della diplomazia italiana. Uno degli episodi più gravi, ancora tutto da verificare, riguarda una manovra d’emergenza effettuata da una delle imbarcazioni per evitare una nave israeliana “aggressiva” – parole loro, non confermate da nessuna fonte terza. Nel frattempo, Roma ha annunciato il ritiro della scorta navale italiana oltre le 150 miglia dalle coste di Gaza. Tradotto: da lì in poi siete soli. Una scelta ovvia, dettata dalla necessità di non restare invischiati in una provocazione internazionale.

Sui social si è scatenata la solita tempesta: Vespa è stato accusato di “aggressività”, e il termine “poveracci” è diventato lo scandalo del giorno. Ridicolo. Come se la colpa fosse di chi racconta le cose per come stanno, e non di chi mette in scena operazioni ambigue sotto la copertura dell’aiuto umanitario. Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. La solita Elly Schlein ha parlato di “tutela dei cittadini italiani nella missione”, ignorando che a essere esposti sono proprio loro, per scelta loro. Dal fronte opposto, si è levata invece qualche voce razionale, che ha definito la Flotilla per quello che è: una provocazione diplomatica vestita da operazione solidale.

Ecco il punto: lo scontro tra Vespa e La Piccirella è tutto tranne che un semplice dibattito televisivo. È il riflesso di un conflitto molto più grande, tra chi difende la realtà dei fatti – per quanto scomodi – e chi vive di simboli e gesti dimostrativi, incurante delle conseguenze. Vespa, con i suoi modi diretti e tranchant, ha fatto quello che dovrebbe fare ogni giornalista: smascherare l’ipocrisia. Ha difeso la verità in faccia al conformismo. E per questo, oggi, viene attaccato. Segno che ha colpito nel segno.

Franco Lodige, 1 ottobre 2025

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