
Sul caso infinito di Garlasco, debbo premettere che sono sempre stato convinto del non colpevolezza di Alberto Stasi (ho ritrovato un articolo pubblicato su L’Opinione, pubblicato all’indomani della sentenza definitiva, in cui riepilogavo la sostanziale mancanza di prove a carico del condannato) ed ho sempre osservato con grande disgusto il processo mediatico di mostrificazione che fu fatto per anni, con alcune odierne propaggini – vedi la favola dei video raccapriccianti che ancora racconta la criminologa Bruzzone – , sulla pelle del cosiddetto “Biondino dagli occhi di ghiaccio”.
Ora, sebbene sul nuovo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi ci sia, a mio parere, meno accanimento rispetto a ciò che dovette subire Stasi prima e dopo la sua condanna – si ricorderanno i lunghi ed estenuanti dibattiti televisivi, volti ad analizzare in filigrana la famosa telefonata al 118 – era quasi inevitabile che, soprattutto dopo la divulgazione del durissimo atto di incolpazione emesso contro Andrea Sempio, ripartisse la macchina delle suggestioni colpevoliste a prescindere.
Macchina delle suggestioni che in questi ultimi giorni avrebbe trovato un formidabile propellente nella pubblicazione di alcuni vecchi post dell’attuale indagato sul forum “Italian seduction club”. In uno di questi messaggi Sempio, che si firmava Andreas, raccontava di una sua passata ossessione per una ragazza di cui, come poi ha confermato Angela Taccia, sua attuale legale insieme a Liborio Cataliotti, si sarebbe innamorato quando egli era molto giovane. Ma a prescindere da qualunque altro elemento caratteriale che potrà emergere in seguito, la giustizia per fare il suo corso non deve prescindere dalla prove materiali, mantenendo scrupolosamente ai margini gli aspetti soggettivi di chi si trova sotto accusa.
Al massimo questi aspetti possono sostenere un quadro su un possibile movente una volta che si sia individuato una persona sospetta, oppure, in mancanza di ciò, a selezionare uno o più profili di soggetti da esaminare. Non è altresì accettabile, in particolare in chi svolge un ruolo nel mondo dell’informazione, che dalle presunte caratteristiche personali di un indagato, in questo caso Sempio, si vada a confezionare un abito di colpevolezza, analogamente a ciò che è stato fatto con Alberto Stasi. Per quel che mi riguarda, mi sembra che allo stato attuale su Sempio ci siano indizi ben più pesanti rispetto a quelli, a dir poco evanescenti, che portarono alla condanna del fidanzato della povera vittima.
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Ma per quel poco che ci è dato conoscere, in attesa che la Procura di Pavia getti sul piatto le sue carte, questi indizi non sembrano in grado di superare quel famoso e troppo disatteso ragionevole dubbio sancito a chiare lettere nell’articolo 533 del Codice di procedura penale. Pertanto, direi di valutare i fatti, evitando di farci suggestionare dalla chiacchiere che, come si suol dire, le porta via il vento.
Claudio Romiti, 3 maggio 2026
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