
Una volta si parlava di libertà come valore sacro. Oggi, a forza di emergenze – sanitarie, ambientali, tecnologiche – la libertà individuale è diventata un fastidio. Un ostacolo da aggirare con regole, app, algoritmi e “buoni sentimenti”. Ma attenzione: il controllo non arriva più con gli stivali, arriva col QR code.
Dalla pandemia al lasciapassare digitale
Il Covid-19 ha rappresentato uno spartiacque. Per mesi ci è stato detto che la libertà era “temporaneamente sospesa” per il bene collettivo. Green pass, coprifuoco, chiusure a singhiozzo. In molti casi, misure giustificate dalla situazione. Ma in altri, siamo scivolati nel controllo fine a se stesso. Ricordate quando serviva il certificato anche per andare a lavorare o bere un caffè al bancone? O quando la voce dissidente era bollata come “negazionista” e censurata senza appello? La pandemia ha sdoganato un modello di società in cui la libertà è concessa, non garantita.
La nuova religione ecologista
Appena l’emergenza sanitaria è rientrata, ne è esplosa un’altra: quella climatica. Ed ecco che, in nome del “pianeta”, si comincia a mettere sotto accusa ciò che mangi, ciò che guidi, perfino quanto riscaldi casa tua. La carne rossa diventa un problema etico. I SUV sono “un crimine urbano”. Le città devono trasformarsi in gabbie da 15 minuti. E chi osa criticare queste imposizioni viene tacciato di egoismo e arretratezza. È il greenwashing sociale: un’ideologia ecologista mascherata da progresso, che ti impone comportamenti, scelte e stili di vita “virtuosi” secondo i criteri di una élite autoproclamata.
Il controllo passa dal cellulare
E poi c’è la digitalizzazione. Una parola magica che sembra innocua. Ma che spesso è il veicolo perfetto per la sorveglianza di massa. Applicazioni che tracciano abitudini, spostamenti, consumi. Carte a punti “sostenibili”. Meccanismi di premialità “green”. Non è ancora il modello cinese, ma la direzione è simile: chi è conforme viene premiato, chi dissente viene isolato. Tutto è “volontario”. Ma provate a dire di no a un’app sanitaria, a un wallet digitale, a una dichiarazione di impatto ambientale. In pochi anni, rischiamo di non poter più accedere a servizi essenziali se non siamo allineati al “profilo ideale”.
La libertà individuale non muore con un colpo di stato. Muore per consunzione, un decreto alla volta. Muore quando ci convincono che “è per il nostro bene”. Per questo bisogna dirlo ad alta voce: l’emergenza non può diventare la nuova normalità. Il bene comune non può giustificare ogni restrizione. E la vera sostenibilità è quella che non sacrifica l’uomo in nome dell’ideologia.
Nicholas Vaccaro, 18 maggio 2025
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