
Oggi dovrei ricevere la mia chemioterapia. Invece, sono a casa. Non perché non stia male abbastanza, non perché l’ospedale non possa accogliermi, ma perché mi trovo ostaggio di una protesta. A Pisa e Firenze i manifestanti pro Pal hanno occupato strade, stazioni, università. Risultato: il mio spostamento verso l’ospedale non è garantito.
Il mio farmaco viene preparato su misura. È costoso, delicato, e va somministrato in una finestra temporale ristretta. Non posso permettermi di farlo produrre senza la certezza di arrivare in tempo in reparto: se non riesco ad arrivare, il farmaco viene buttato. Oltre al danno fisico, ci sarebbe anche uno spreco economico enorme.
E così oggi salto la terapia. Per precauzione. Per evitare di buttare via un farmaco molto costoso. Per non essere complice – loro malgrado – di un sistema che, in nome della protesta, dimentica che esistono persone che lottano ogni giorno solo per vivere.
Non metto in discussione il diritto di manifestare. È sacrosanto. Ma quando una protesta diventa così invasiva da impedire l’accesso a ospedali, da bloccare treni, strade e trasporti pubblici, non è più libertà: è prevaricazione.
Chi protesta oggi ha diritto di farlo. Ma io ho il diritto di curarmi. E questo diritto, oggi, mi viene negato. Non per colpa mia. Non per colpa dei medici.
Mi chiedo: quanti altri oggi rinunciano a una terapia salvavita per lo stesso motivo? Quanti anziani, quanti bambini, quanti malati gravi sono rimasti bloccati a causa di manifestazioni che non fanno distinzione tra un corteo e un’ambulanza?
La libertà di manifestare è un pilastro democratico. Ma senza rispetto per i fragili, diventa solo rumore.
E oggi, in mezzo a quel rumore, la mia voce e la mia cura, insieme a quelli di molti altri come me, sono state silenziate.
Elena Del Rosso, 3 ottobre 2025
*candidata al consiglio regionale della Toscana per Fratelli d’Italia
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