
Dopo l’efferato linciaggio del povero Giacomo Bongiorni, come è inevitabile che accadesse, è ripartito il pianto greco delle carenze educative del nostro sistema Paese, versione aggiornata del molto sinistro concetto secondo cui la responsabilità di chi delinque è sempre comunque della società.
Esattamente, in estrema sintesi, è ciò che ho sentito ripetere con varie sfumature mercoledì scorso nel programma Storie Italiane, condotto su Rai 1 da Eleonora Daniele. Quest’ultima, in particolare, si è più volte posta la seguente domanda: “Dove abbiamo sbagliato?”.
Dopodiché, a parte qualche intervento a mio avviso ragionevole, è iniziata una gara tra chi proponeva la ricetta migliore affinché fatti simili non si abbiano a ripetere, gettando i presupposti educativi per realizzare un sistema in grado, dalla culla alla scuola, di inculcare nelle giovani generazioni un modello comportamentale scevro da impulsi violenti.
Insomma, per dirla in poche parole, bisogna che tutte le istanze educative del Paese creino un consorzio educativo virtuoso, così da insegnare agli individui in via di sviluppo, con l’esempio e con le chiacchiere, la differenza tra bene e male. Quindi, si riafferma per l’ennesima volta l’esigenza di instaurare l’antica utopia di uno Stato etico attraverso un capillare intervento formativo che dovrebbe iniziare sin dai primi vagiti dei nuovi venuti al mondo.
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Personalmente, affetto da molti anni da una sorta di scetticismo cosmico, ho smesso sin da quando portavo i calzoni corti di credere alle utopie fondate sulle buone intenzioni, di cui, come è noto, è lastricata la via dell’inferno.
Ed è proprio per questo che, in merito a questa drammatica vicenda, penso due cose precise:
a) per quanto pacifica possa essere una popolazione, esisterà sempre un’aliquota di individui in grado di commettere i delitti più efferati;
b) proprio in base a ciò, il deterrente migliore per mitigare la presenza di tali belve della porta accanto è quello di prenderli e sbatterli in galera per molto tempo, facendo affermare il sacrosanto principio fondato sulla certezza della pena. Tertium non datur.
Claudio Romiti, 16 aprile 2026
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