Omicron, boom di contagi? Il medico rivela: “Sono positivi, ma…”

Il primario di Magenta: “I pazienti non hanno polmonite. E nessuna di loro è grave”

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Omicron o non Omicron, questo è il dilemma. O meglio: capire se davvero la nuova variante è solo più rapida a diffondersi ma meno letale delle precedenti versioni di coronavirus. Gli esperti, per ora, non si sbilanciano. C’è chi grida al lupo al lupo, facendo notare che il picco non è ancora arrivato e dopo Natale saranno guai (vedi Valter Ricciardi). E chi invece cerca di seminare un po’ di ottimismo: i vaccini ci sono, perderanno forse efficacia, ma funzionano. Quindi una cosa sono i contagi, che oggettivamente stanno salendo, un’altra i malati e i ricoveri in ospedale.

Nicola Mumoli, primario di Medicina Interna degli ospedali di Magenta e Abbiategrasso, all’Agi ha raccontato quanto sta succedendo nelle sue corsie. “In tre giorni il reparto si è riempito: siamo passati da zero a 27 pazienti – ha spiegato – ma nessuno di loro ha il casco”. E questo è un punto davvero importante. Lo diciamo da mesi: bisogna fare attenzione a chi è debole, si ammala e rischia di morire. Non ai giovani infetti che si fanno un raffreddore. “Io sono ottimista – ha aggiunto Mumoli -. I pazienti ricoverati sono positivi al tampone ma non hanno la polmonite bilaterale. Sono persone fragili, con altre patologie, che vengono messe nel reparto Covid perché sono positive al tampone. Nessuna di loro però è grave, è una situazione molto diversa rispetto alle precedenti ondate”. Insomma: ci vuole calma e sangue freddo.

Anche una fonte medica di Nicolaporro.it, che nei giorni scorsi è tornato a lavorare nei reparti Covid di un ospedale nel centro Italia, conferma la versione del primario di Abbiategrasso. “I letti si stanno riempendo, ma rispetto al passato è molto diverso: non vedo più la gente morire come mosche. E molti di loro guariscono”. Nel mezzo di tutta questa liturgia del terrore, un po’ di ottimismo ci vuole. In fondo basta guardare i numeri e fare un confronto tra l’occupazione delle terapie intensive di oggi e quelle di un anno fa…

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