
Il caso Open Arms smuove la politica. E mentre a sinistra si veleggia tra i silenzio e la soddisfazione, è a destra che risuonano le grida di indignazione per la decisione della Procura di Palermo di ricorrere in Cassazione contro l’assoluzione (“perché il fatto non sussiste”) del ministro Matteo Salvini.
La prima a prendere la parola in difesa dell’attuale ministro dei Trasporti, al netto dello sdegno della Lega (Salvini, però, si dice “non preoccupato”), è la premier Giorgia Meloni. “È surreale questo accanimento, dopo un fallimentare processo di tre anni – a un ministro che voleva far rispettare la legge – concluso con un’assoluzione piena. Mi chiedo cosa pensino gli italiani di tutte queste energie e risorse spese così, mentre migliaia di cittadini onesti attendono giustizia”. Un post su X a cui ha risposto direttamente Salvini: “Grazie Giorgia. Sono convinto che difendere l’Italia e i suoi confini non sia un reato. Altri mesi o anni di processi? Io vado avanti, a testa alta, con la certezza di aver fatto il mio dovere, senza nessuna paura”.
Solidale con il collega anche Matteo Piantedosi che in quella stagione politica (governo gialloverde) era il braccio destro di Salvini al Viminale, prima di diventare ministro a sua volta. “Nel rispetto profondo che si può avere per quelli che sono tutti i passaggi giudiziari – dice Piantedosi – compresa la legittima decisione di un ufficio giudiziario importante come la Procura di Palermo, l’impugnare un’assoluzione che pure era stata emanata, e leggendola in maniera molto forte con affermazione di principi molto netti, mi dispiace prima di tutto umanamente, personalmente e anche professionalmente”. E ancora: “Mi dispiace per motivi umani e professionali e anche per motivi di valutazione di diritto, sono convinto che anche in questo caso non potrà che portare anche in secondo grado o in Cassazione all’assoluzione e alla legittimità dell’azione. Mi ritengo moralmente imputabile anche io”.
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Infine, il ministro Carlo Nordio. Il quale da tempo porta avanti la battaglia, pienamente garantista, di impedire alle procure il ricorso in Appello o Cassazione nel caso in cui l’imputato sia stato assolto con formula piena in primo grado. Ricordate il caso di Garlasco? Nordio disse: “Dopo un proscioglimento è irragionevole una condanna. Soprattutto se le assoluzioni sono due (come nel caso di Stasi, ndr.). Come puoi condannare ‘al di là di ogni ragionevole dubbio’, se due giudici hanno già dubitato?”. Principio che, in linea generale, può essere traslato anche al caso Open Arms. “Niente impugnazione contro le sentenze di assoluzione, come in tutti i paesi civili – promette Nordio – Altrimenti finiamo a ciò che è avvenuto col caso Garlasco. Al di là delle implicazioni politiche di questa scelta inusuale, si pone il problema tecnico. Come potrebbe un domani intervenire una sentenza di condanna al di là di ogni ragionevole dubbio, quando dopo tre anni di udienza un giudice ha dubitato e ha assolto? La lentezza della nostra giustizia dipende anche dall’incapacità di molti magistrati di opporsi all’evidenza. Rimedieremo”.
Dal canto suo, Salvini ostenta ottimismo: “Ho fatto più di trenta udienze – ha detto – Il Tribunale mi ha assolto perché il fatto non sussiste, riconoscendo che difendere i confini non è un reato. Evidentemente qualcuno non si rassegna, andiamo avanti: non mi preoccupo”. E ancora: “Su Open Arms non c’è alcuno scontro tra politica e magistratura, e infatti ringrazio il Tribunale di Palermo e sottoscrivo tutte le 268 pagine che motivano la mia totale assoluzione, arrivata dopo decine di udienze e anni di approfondimenti”.
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