Open Fiber fa il record sui cantieri e vede la svolta nelle Aree bianche

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Duemila chilometri di infrastruttura posata nel solo mese di luglio: un dato record che dimostra nei fatti il cambio di passo impresso dall’ad  Mario Rossetti a Open Fiber per portare la rete veloce in tutta Italia. Tanto che il 2023 sarà l’anno della svolta anche per le “Aree bianche”, quelle a cosiddetto “fallimento di mercato”, in sostanza i piccoli e piccolissimi Comuni più isolati del nostro Paese. Località appunto dove è più marcato il digital divide e quindi dove più faticano famiglie e imprese a connettersi a Internet in modo efficace, per esempio per la Dad e lo Smart working o per accedere da remoto ai servizi della Pubblica amministrazione, o ancora nel caso di una pmi o di una attività artigiana per promuovere i propri prodotti e servizi.

 

 

La missione sociale sulle Aree Bianche

Guido Bertinetti, Direttore Network&Operations di Open Fiber

Solamente quest’anno Open Fiber – che vede Cassa Depositi & Prestiti suo primo azionista con il 60% e il Fondo Macquarie con il restante 40% – realizzerà 18mila chilometri di infrastruttura nelle Aree bianche, cioè la metà di quanto era riuscita a fare nei quattro anni precedenti (38mila chilometri), complice anche la pandemia. Non solo il gruppo negli ultimi mesi ha chiuso i cantieri in 509 Comuni “isolati” e in oltre 1.000 è attualmente al lavoro, spiega Guido Bertinetti, diventato Direttore Network&Operations della società dopo una lunga esperienza all’estero. Insomma, solo negli ultimi sette mesi sono state 500mila le unità immobiliari connesse in FTTH, la tecnologia “Fiber to the Home” che collega i siti nelle centrali (detti POP) a case e negozi con la fibra ottica. A cui si aggiunge il fatto che entro la fine dell’anno saranno messi a gara interventi per altri 900 milioni. 

 

 

Un piano industriale da 15 miliardi

Fino a qui l’accelerazione e gli sforzi profusi sulle Aree bianche, ma il piano di Open Fiber, che ha chiuso il 2021 con ricavi in aumento del 45% a 380 milioni e un  margine operativo lordo in crescita del 92%,  muove risorse per 15 miliardi con l’obiettivo di raggiungere complessivamente 25 milioni di unità immobiliari, cioè abitazioni, aziende, uffici, scuole e biblioteche, sedi della Pubblica amministrazione e delle forze dell’ordine. Procede, intanto, anche il piano nelle cosiddette “Aree grigie”, in sostanza i centri abitati e distretti industriali dove è già presente un’altra rete ultrabroadband. In queste zone, prosegue Bertinetti, Open Fiber si è aggiudicata 8 lotti su 14: si tratta di 3.881 Comuni in cui insistono 3,3 milioni di unità immobiliari. Il gruppo ha inoltre siglato accordi commerciali con Tim per condividere l’infrastruttura e con Inwit per l’FWA, cioè luso di soluzioni radio per coprire lultimo miglio verso le unità immobiliari disperse in zone a scarsissima densità di popolazione. A queste si aggiungono poi le “Aree Grigie commerciali” con altri 3 milioni di edifici, che sono escluse dall’intervento pubblico e sulle quali Open Fiber agirà con un investimento privato. 

 

Open Fiber negli ultimi mesi ha chiuso i cantieri in 509 Comuni “isolati” e in oltre 1.000 è attualmente al lavoro

Tecnici formati ad hoc 

Altri passi strategici per accelerare sui cantieri sono stati, da un lato, il piano messo a punto con il MISE e Infratel per mettere in sicurezza i fondi UE FESR e, dall’altro, l’accordo con il gruppo Aspi per formare la manodopera e i tecnici necessari sui cantieri: si stima che in un futuro non lontano Open Fiber dovrà raddoppiare la forza lavoro coinvolta oggi prossima agli 8mila addetti, tra dipendenti diretti e indotto. E’ così nata Open Fiber Network Solutions, un consorzio con il Gruppo Aspi per assumere e formare internamente squadre di tecnici. Il reclutamento è già iniziato, fattore questo che renderà anche la stessa Open Fiber un’azienda non solo sempre più attenta alla filiera, ma anche sempre più digitale e giovane sotto il profilo della sua forza lavoro.

 

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