
Capovolgere, grazie alla leva del lavoro “agile”, la crisi economica del Mezzogiorno e comunque delle aree periferiche del nostro Paese, trasformandole da luoghi di emigrazione semi-forzata in una occasione di crescita, coniugata con una migliore qualità della vita. È l’impegno preso tra Open Fiber e l’associazione no profit South Working con la firma di un memorandum volto appunto a diffondere la cultura digitale sia tra i cittadini sia nella Pubblica Amministrazione. A rendere possibile la sfida è naturalmente la grande autostrada in banda ultra larga che proprio la società guidata da Elisabetta Ripa sta realizzando in tutto il nostro Paese. E in gioco c’è il futuro di una parte d’Italia che, complice i diversi paradigmi di vita e lavorativi plasmati dalla pandemia, appunto con lo smart working e la didattica a distanza, potrebbe così tornare a popolarsi e a vedere abbassarsi l’età media dei suoi residenti. In pratica un “esodo al contrario” che potrebbe restituire al Sud forza economica e aiutare famiglie e imprese nella ripartenza post Covid.
Le linee guida dell’accordo
“Open Fiber, fin dal suo ingresso nel mercato delle telecomunicazioni – afferma Andrea Falessi, direttore Relazioni esterne di Open Fiber – punta alla creazione di sinergie con tutte le realtà sociali ed economiche impegnate nel contrasto al digital divide del Paese. Diffondere competenze e consapevolezza digitali fa parte della nostra ragion d’essere e della mission di South Working. Grazie a questo memorandum of understanding traduciamo dunque in termini concreti la reciproca volontà di condividere dati, analisi e progetti nel segno dello sviluppo tecnologico”. La collaborazione tra Open Fiber e South Working, conferma Mario Mirabile, vicepresidente dell’associazione, “sarà strategica per diffondere il modello del lavoro agile e combattere il fenomeno del digital divide tra aree infrastrutturalmente diverse del Paese. Il futuro del lavoro passa da sostenibilità e banda ultra-larga, in un’ottica di sempre maggiore accessibilità, per una concreta azione sui territori e per le comunità locali”. In pratica abbattere il digital divide è un obiettivo strategico che accomuna fin dalla nascita Open Fiber e South Working, impegnate su fronti diversificati nella volontà di estendere una piena e compiuta “cittadinanza digitale” al maggior numero possibile di individui. Priorità divenuta ancora più stringente di fronte alle sfide poste dalla pandemia.
Riscoprire il Mezzogiorno per aiutare il Pil
Le testimonianze dei giovani tornati a casa
Ma vediamo qualche storia concreta dei giovani che hanno deciso di riscoprire le proprie radici. Alcuni casi esemplari sono avvenuti all’interno della stessa Open Fiber, come per Angela Delugan, Network Engineering della società della fibra, che è tornata nella città dove è nata: Caserta. “L’azienda mi ha messo in condizione di lavorare come se fossi in ufficio, la mia produttività è migliorata perché non perdo più tre ore nel traffico e quel tempo lo posso impiegare per me, per studiare, fare attività fisica, stare con la mia famiglia”, spiega Angela. Come lei anche altri giovani hanno abbracciato il lavoro agile, privilegiando una maggiore qualità di vita e, a pandemia terminata, con ogni probabilità saranno chiamati a spostarsi a Roma o a Milano solo per occasioni specifiche come i meeting periodici. Simili le esperienze di altri giovani come Claudia Di Bari che lavora dividendosi tra Roma e Manfredonia e rimarca l’importanza di avere a disposizione spazi di coworking per aiutare a distinguere i ritmi della vita professionale da quelli della famiglia: “Il South Working rappresenta la giusta soluzione per perseguire i propri obiettivi professionali senza rinunciare a vivere nei propri luoghi del cuore”. Un’altra testimonianza dal Sud è quella di Gaetano Basile, architetto, che ha invece riscoperto la sua Sicilia: “Penso che il lavoro agile possa rivelarsi un valido strumento per ridurre il divario economico, sociale e territoriale nel Paese e migliorare la qualità della vita di milioni di persone”, sottolinea.
Open Fiber e il piano Bul
Come detto tutto questo è possibile grazie alla solida e ramificata infrastruttura a banda ultra larga che Open Fiber è impegnata a realizzare su tutto il territorio nazionale per abbattere il digital divide e offrendone l’accesso senza discriminazioni a tutti gli operatori di mercato interessati. Così da assicurare pari occasioni a tutti i cittadini, indipendentemente da dove risiedano: dai piccoli imprenditori ai dipendenti del settore privato e della Pubblica amministrazione, dagli studenti agli artigiani, dagli operatori turistici fino ai tanti produttori delle specialità enogastromiche per cui il nostro Paese è celebre. La costruzione della rete in fibra ottica procede secondo una duplice modalità operativa: l’investimento diretto di Open Fiber con fondi propri in oltre 250 città; la realizzazione di una rete pubblica a banda ultra-larga nelle cosiddette “aree bianche” per mezzo della concessione affidata da Infratel nell’ambito del Piano Bul che delinea la Strategia nazionale per la banda ultralarga.