Cronaca

“Operazione Domino”. Ecco i video del blitz contro Hannoun&co

La rete Pro Pal finisce in carcere. Le accuse: "Il leader dei palestinesi in Italia è membro di Hamas". Il flusso dei soldi verso Gaza

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La polizia e la guardia di finanza hanno arrestato nove persone a Genova. Sono accusate di aver finanziato il gruppo Hamas. L’inchiesta, partita da segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, ha coinvolto anche altri uffici inquirenti italiani. Gli indagati avrebbero usato associazioni benefiche per raccogliere soldi. Questi fondi, invece di andare agli aiuti umanitari, sarebbero finiti a Hamas. Le indagini hanno ricostruito una rete organizzata a livello internazionale. Si tratta di indagini, che ovviamente andranno confermate (o smentite) nel processo che eventualmente verrà aperto.

Chi è Mohammad Hannoun

Tra gli arrestati c’è Mohammad Hannoun, un architetto di origine giordana che vive a Genova. È il presidente dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese. Secondo gli inquirenti, Hannoun avrebbe destinato più del 71% dei fondi raccolti per “fini umanitari” al finanziamento diretto di Hamas. Dall’ottobre 2001 ad oggi, la cifra supererebbe i 7 milioni di euro. Il gip di Genova, Silvia Carpanini, ha scritto che Hannoun era pronto a fuggire in Turchia perché “consapevole di essere indagato per terrorismo”.

Il metodo: triangolazioni finanziarie e associazioni all’estero

I soldi sarebbero stati trasferiti usando triangolazioni di bonifici bancari. I fondi passavano attraverso associazioni con sede all’estero, anche in Turchia. Da lì, i soldi andavano a favore di associazioni a Gaza o direttamente a esponenti di Hamas. Uno di questi è Osama Alisawi, già ministro del governo di Hamas a Gaza. Secondo gli investigatori, i finanziamenti sarebbero arrivati anche a familiari di persone coinvolte in attentati terroristici. Il gip ha parlato di un “pericolo di reiterazione del reato”. Gli indagati avrebbero continuato la loro attività nonostante fossero sotto osservazione.

Le reazioni politiche

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha commentato l’operazione. L’ha definita “molto importante e significativa”. Ha detto: “Pur con la doverosa presunzione di innocenza che va sempre riconosciuta in questa fase, è stato squarciato il velo su comportamenti e attività che, dietro il paravento di iniziative a favore delle popolazioni palestinesi, celavano il sostegno e la partecipazione a organizzazioni con vere e proprie finalità terroristiche”. Il vicepremier Matteo Salvini si è scagliato contro le piazze in solidarietà per Gaza. Ha detto che qualcuno “non ha capito niente, era in piazza dalla parte sbagliata”.

La storia di Hannoun e i legami con l’estero

Mohammad Hannoun era già stato indagato negli anni Duemila, ma l’inchiesta fu archiviata. Lo scorso anno era finito nella black list del dipartimento del Tesoro americano. Secondo le indagini, Hannoun aveva contatti con persone con ruoli analoghi in Olanda, Austria, Francia e Inghilterra. Queste comunicazioni dimostrerebbero “l’esistenza di una estesa rete organizzata a livello internazionale”. Nel dicembre del 2025, Hannoun era presente a una riunione in Turchia con Ali Baraka, esponente di spicco di Hamas. Durante le intercettazioni, sono emerse “espressioni di apprezzamento su attentati terroristici da parte di Mohamed Hannoun”.

Gli altri indagati e il ruolo nella cellula italiana

Tra gli altri arrestati ci sono Dawoud Ra’Ed Hussny Mousa, definito “referente con Hannoun della cellula italiana”. Poi Raed Al Salahat, Yaser Elasaly e Jaber Albustanji Riyad Abdelrahim. La procura li indica come membri del comparto estero di Hamas. Avevano ruoli operativi nella propaganda e nella raccolta fondi. Secondo gli inquirenti, non si trattava di un’iniziativa personale. Era piuttosto “la realizzazione di un progetto strategico dell’organizzazione madre” per dotarsi di cellule all’estero.

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