Qui al bar festeggiamo l’Immacolata Concezione scoprendo che il legame tra la bandiera dell’Unione europea, blu con la corona di dodici stelle, e la Medaglia miracolosa della Madonna, è sostanzialmente una leggenda.
L’autore del disegno, Arsène Heitz (ci spiega il nostro Professore mentre si gode un cornetto), non rivelò mai la sua ispirazione religiosa e, di essa, nei documenti ufficiali, non c’è traccia. Perché stamattina è nato questo discorso al bancone? Perché dicono – dice Repubblica – che su X stia dilagando “l’orgoglio europeo”, dopo gli attacchi di Elon Musk all’Ue che andrebbe, a suo avviso, abolita. Il pubblico è diviso tra i sovranisti festivi, che adesso rivendicano la nostra autonomia (“Sulle questioni europee decidiamo noi”) e gli esasperati, che in guerra con la Russia in nome di Kaja Kallas proprio non ci vogliono andare.
Noi, molto modestamente, ci domandiamo quale orgoglio e quale sentimento possano mai mobilitare i burosauri di Bruxelles. L’unico orgoglio che si può coltivare è quello per una civiltà che è stata al tempo stesso gloriosa e tremenda, capace di costruire cattedrali, di innalzare cupole e dipingere capolavori, e di trascinare sé stessa più volte allo sterminio. La civiltà del diritto (prima di essere quella dei diritti…), la civiltà della cristianità (della Madonna di Heitz, ufficialmente inesistente), la civiltà dei signori e dei mercanti, dei servi della gleba e dei proletari uniti, delle scienze e delle lettere, dei naviganti e degli esploratori.
Degli Stati, delle nazioni e dei popoli, più che dei ragionieri e dei commissari. Forse, per difendere ciò che ne rimane, se servisse, potremmo anche mollare il bar e andare a morire. Ma tra l’euro, la von der Leyen, Palazzo Berlaymont e una bomba alla crema… scegliamo bomba alla crema. Almeno non esplode.
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