Società

Panico per i Fratoiannez: ora i nazisti volano

La Tesla Roadster promette di sfidare la gravità, ma i progressisti gridano allo spreco e invocano nuove regole

La macchina volante di Musk manda in confusione i progressisti da 50 sfumature di grigiore, ancorati al mulo, li manda in furia: “E questa boiata cosa sarebbe, a che servirebbe?”. Si vedrà, ma se l’umanità avesse ragionato così, saremmo rimasti ai tempi immobili degl’islamici e Leonardo da Vinci con le sue immaginarie macchine volanti non sarebbe mai stato Leonardo. Perché aveva già progettato tutto lui: si chiama umanesimo, ed è roba nostra e solo nostra. Da quello discende la fantascienza, e quindi la realtà.

Sta di fatto che la cara vecchia Europa sa inventare solo cose inamovibili: il tappo dalla bottiglia, Greta, la Baronessa Ursula; Musk sforna a ripetizione roba che si stacca da terra, vince la gravità, parte per la luna: missili, razzi, satelliti e, finalmente, la navicella spaziale “che aspettava da 20 anni”, rosicano i comunisti: in realtà aspettava “dal Millequattrocento, quasi Millecinque”, chi scrive, per dire, è della seconda parte del secolo scorso e ci è cresciuto nelle allettanti promesse di queste auto che avrebbero viaggiato tre metri sopra il cielo: supereroi, film di fantascienza, romanzi visionari, ma il crimine, per i comunisti, è trasformare la fantasia in realtà. Salvo abusarne una volta che è diventata concreta, perché i comunisti, essendo regolarmente i più ricchi alla faccia del popolo da tutelare, come dice il molto ex ministro Speranza, son sempre i primi ad accaparrarsi i frutti del futuro cui non hanno in alcun modo collaborato.

“Ah, e a cosa serve una macchina che vola come un razzo?”. Potrebbero chiederlo ai Fratolotti, che se ne intendono e hanno sempre una Tesla “fascista” da rottamare, ma con calma. Di una cosa siamo sicuri: se mai, quando mai l’auto da cielo prenderà piede, le teste di razzo della burocrazia dirigista polimorfa perversa produrranno immantinente una barocchissima normativa per regolamentare la faccenda: tasse, limiti, obblighi, divieti, tributi, balzelli, e una bella patrimoniale: del resto, cosa è mai un’automobile se non un pezzo di casa semovente, e se pure osa spostarsi nell’alto dei cieli, la situazione non cambia.

Anzi, a maggior ragione va oberata; se possibile espropriata, o almeno okkupata. Si conferma la celebre regola: l’America inventa, la Cina copia, l’Europa norma. Li normacci sua. Altre cagate lette a spasso per i social: “Non era meglio investire nella pace?”. “Un altro drone per fare la guerra”. “E’ il trionfo del sionismo genocida”. “Meloni riferisca in Parlamento”. Il repertorio dei compagni inetti è limitato, circolare come la rivoluzione da import/exportare a botte di teppismo. Non sanno fare altro, al netto del parassitismo.

Adesso sui nuovi orizzonti della scienza e della tecnica aspettiamo il parere luminoso, nell’ordine, di: Greta, Ilaria Salis, Corrado Formigli, Sigfridolo il Nibecorto (un po’ con le gomme a terra e il razzo scarico), Wanna Marchi, Lilli Gruber, Lella sardoimmobile, una che vola sempre rasoterra. E, immancabile, Beppi Conte: “Si invece di sprecare soldi per questi strumenti di morte ci si fosse concentrati su sanità, scuole, servizi sociali…”. Cioè tutto quello che ha sfasciato lui. Ma, se ci fate caso, nel mare magnum di retorica insopportabile scala rapidamente posizioni una nuova formula: “Il carrello della spesa (è vuoto)”. Va su tutto, se uno non sa cosa dire tira fuori il carrello, i maitre a penser della sinistra son diventati tutti delle massaie.

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Il guaio guaione è che questi già erano inutili duecento e poi cento e poi cinquanta e poi venti anni fa: sono andati oltre e, se la Tesla Roadster cavalca l’aria, loro cavalcano l’aria fritta delle chiacchiere, delle copertine, degli specchi, delle faccette sfottenti, insomma della vanitas vanitatum che li rende patetici, ridicoli, trabiccoli. Il bolide sospeso di Musk arriva a 100 km all’ora in meno di un secondo e può sfrecciare fin quasi a 400 all’ora, una scia intergalattica, immaginatevi – potete – gli usi, la comodità, certo non per tutti, anzi per pochissimi, ma non si comincia sempre così e poi pian piano la diffusione si fa industriale, arriva a tutti, la civiltà se ne giova, cambia, inventa nuovi modi di esistere?

La vera rivoluzione non l’ha fatta Marx, l’ha fatta Ford rendendo l’automobile accessibile alle masse: il resto sono pippe post strutturaliste che non spostano un ago. Uno qualunque come chi scrive, che vive lontano dalla metropoli da 42 anni, ha fantasticato millanta che tutta notte canta volte di poter andare e venire in giornata (anche col treno superveloce, per la verità, ma qui mica siamo in Giappone, qui basta un Landini a paralizzare pure una tradotta per l’eternità): gli avrebbe davvero cambiato la vita, anzitutto in senso professionale, perché d’accordo, le “call”, il telelavoro (l’ho praticamente inventato, gli amici mi compativano, adesso mi hanno raggiunto e non ridacchiano più, hanno scoperto che l’esperienza di “lavorare” in pigiama non è molto gratificante né risolutiva, le cose si muovono quando ci sei lì persona, le carriere si costruiscono ancora a tu per tu, faccia a faccia, magari al Bistrot Cefalù).

Un sogno che per (quasi) tutti noi resterà tale, è chiaro, ma è confortante immaginare che un giorno qualcuno potrà viverlo davvero (anche se ne scaturiranno omeriche code da esodo estivo altezza grattacielo: alla fine l’umanità inventa tutto per non cambiare mai). Insomma funziona così, l’uomo è stato creato per spingersi oltre, a volte in modo mirabile, più spesso criminale, ma senza utopie, senza pazzi che si mettono in testa l’impensabile, dove andiamo? Per gli eterni nostalgici del socialismo reale e rurale, da nessuna parte: fosse per loro, saremmo rimasti al brutalismo sovietico, ai piani quinquennali, alle officine siberiane sprofondate in un ritardo secolare.

Se il comunismo ha potuto permettersi una sua indegna resilienza, è solo perché ha sempre sfruttato le conquiste del capitalismo, gli è salito in sella (o a bordo), sempre criticandolo e giurandogli morte sicura. E la storia per l’appunto si ripete sempre, inesorabile, deprimente. Più demonizzano qualsiasi invenzione e più ne approfittano, siano trasporti, reti, comunicazioni, meteoriti a forma di salotto. Eppure non resistono all’atavico impulso, lo snobismo miope, la critica stralunata, la faziosità imbecille, l’invidia meschina. “Ah, ma dove va quello con la macchina che vola?”. Chissà perché un comunista deve sempre atteggiarsi a intelligente, a costo di risultare cretino.

Max Del Papa, 17 ottobre 2026

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