Chiesa

Papa Leone avvisa i migranti: “Rispettate le leggi del Paese che vi accoglie”

Prevost in visita in Spagna si rivolge ai trafficanti: "Fermatevi e convertitevi"

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Papa Leone XIV sceglie Tenerife per lanciare un doppio messaggio: da una parte l’appello all’accoglienza e all’integrazione dei migranti, dall’altra una dura condanna nei confronti dei trafficanti di esseri umani, destinatari di parole che ricordano per intensità alcuni dei più celebri anatemi pronunciati dai suoi predecessori. Durante l’incontro con migranti e realtà impegnate nell’integrazione, il Pontefice ha spiegato che accoglienza e integrazione sono due aspetti complementari dello stesso percorso. «L’accoglienza apre la porta; l’integrazione aiuta a varcare la soglia. L’assistenza mette un balsamo sulla ferita e l’integrazione ricostruisce il futuro», ha affermato. Poi però l’avviso ai migranti: «A voi, cari fratelli migranti, spetta una parte nobile e necessaria di questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni».

Secondo Leone XIV, integrare non significa né rinunciare alla propria identità né cancellare quella di chi arriva. «Integrare non significa cancellare la storia di chi arriva né esigere che lasci alle spalle tutto ciò che fa parte della sua memoria». Ma non significa nemmeno, ha aggiunto, «creare mondi paralleli, chiusi gli uni agli altri, dove le persone convivono senza incontrarsi realmente».

Per il Papa, l’integrazione è un percorso reciproco: «Chi arriva impara ad abitare una terra nuova, e chi accoglie impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro». Un concetto che il Pontefice ha ribadito poco dopo, ricordando che l’accoglienza comporta responsabilità reciproche. «Ogni società che accoglie ha dei doveri nei confronti di chi arriva; e chi è accolto scopre a sua volta che la dignità, riconosciuta come diritto, fiorisce quando si trasforma in responsabilità e in sincero desiderio di costruire insieme agli altri». Solo così, ha aggiunto, «chi è arrivato come straniero può ritrovare legami, ricostruire fiducia e sentirsi parte viva di una comunità».

Nel suo intervento non è mancato un richiamo alla tragedia delle migrazioni nel Mediterraneo. «Una coscienza umana, e ancor più una coscienza cristiana, non può rimanere indifferente alle vittime dei naufragi e alla mancanza di soccorso, a questi cimiteri del mare», ha detto incontrando gruppi e organizzazioni ecclesiali che operano a fianco dei migranti. Le parole più dure sono però state rivolte ai trafficanti di esseri umani. Dalla Plaza del Cristo de La Laguna, il Papa ha lanciato un appello senza mezzi termini: «Da questa piazza voglio rivolgere una parola chiara a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie. Fermatevi! Convertitevi!».

Quindi il monito sulle conseguenze morali delle loro azioni: «Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro». E ancora: «Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina». Il Pontefice ha poi invitato i responsabili dello sfruttamento a cambiare strada: «Spezzate quelle catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio. Restituite ciò che avete sottratto e riparate quanto potete». Infine l’esortazione conclusiva: «Ritornate finché c’è ancora tempo, perché la misericordia di Dio può raggiungere anche il peccatore più incallito, ma entra solo attraverso la porta stretta della verità, della giustizia e della conversione».

A conclusione del suo intervento, Leone XIV ha indicato quale debba essere la risposta alla sfida delle migrazioni: «L’ultima parola non può averla la paura, né l’indifferenza, né la violenza di chi specula sulla vita umana». Per il Papa, infatti, «l’ultima parola spetta a Cristo, che si identifica con lo straniero, tocca le ferite dell’umanità e ci chiama a riconoscerlo in ogni fratello che ha bisogno di essere accolto, protetto, valorizzato e integrato».

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