Paradosso Covid-vaccini: muoiono più giovani che vecchi

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di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

Milena Gabanelli sul Corriere ha riassunto l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità che mostra come siano i non vaccinati in maggioranza (e in percentuale) a finire in terapia intensiva e anche a morire con Covid. Questo ovviamente per portare l’acqua al mulino dei vaccini. Questo report è però non solo irrilevante, ma fuorviante, perché quello che conta per i cittadini e la società è quante persone muoiono e a che età, non quante persone muoiono con una determinata etichetta. Se ad esempio calassero i morti sopra gli 85 anni per Covid e aumentassero quelli sotto i 50 anni per tutte le altre cause, anche se il saldo fosse positivo (meno morti in totale) in realtà umanamente e socialmente sarebbe peggio. Ed è esattamente quello che succede ora con la vaccinazione. Ci sono più morti dai 14 ai 64 anni e meno morti sopra gli 85 anni. Se questo è un risultato positivo bisogna che l’Istituto Superiore di Sanità e la Gabanelli ci spieghino perché, visto che in termini di anni di vita persi il saldo è circa venti volte peggiore.

Il problema dei dati dei morti con Covid è sempre stato che la maggioranza aveva più di 80 anni e tre patologie e quindi la loro classificazione come morti Covid si prestava ad ambiguità. Il problema dei morti post vaccinazione è che molti sono giovani, ma dato che non si fanno di solito le autopsie vengono classificati come “morti improvvise” senza nessuna spiegazione. Esiste quindi ambiguità nei dati di morti “con etichetta”. Vengono attribuiti a volte al Covid decessi di ottantanovenni già molto malati e non vengono attribuiti ai vaccini Pfizer decessi di ventinovenni sani. Questo Gabanelli non lo può scrivere, ma è la realtà.

Il problema della vaccinazione è che i morti post vaccino hanno in media 30 o 40 anni di meno dei morti con Covid e che questi morti esistano è dimostrato dal fatto che nel 2021 ci sono più morti nella fascia di età giovane e degli adulti che lavorano. Come si può vedere dai dati dell’Osservatorio Europeo sulla Mortalità (perché purtroppo l’Istat non dà gli stessi dati solo per l’Italia) è successa una cosa clamorosa nel 2021 di cui nessuno vuole parlare. La mortalità totale è leggermente calata, ma solo perché i morti sopra gli 85 anni sono diminuiti di 56 mila circa. Invece i morti sotto i 64 anni sono aumentati di 32 mila circa. In tutte le fasce di età sotto 64 anni ci sono nel 2021 più morti non solo della media storica pre-Covid, ma anche rispetto al 2020.

Se questo avviene a livello della Ue è ovvio che probabilmente avviene anche a livello italiano. Se l’Istat fornisse gli stessi dati che fornisce all’Osservatorio Europeo sulla Mortalità potremmo dirlo con certezza. Fino ad allora possiamo mostrare dati inglesi o tedeschi o di altri paesi europei o quelli aggregati. In molti paesi si notano più morti complessivi, per tutte le cause, rispetto al 2020 (non solo quindi tra gli adulti sotto i 64 anni). Ad esempio, in Germania in settembre l’Istat tedesca che di chiama DeStat ha rilevato un forte aumento di mortalità in settembre rispetto all’anno scorso, di 7,200 morti. I decessi Covid però in Germania sono stati molto pochi, circa 1,300 nel mese, per cui da dove arriva l’aumento di mortalità?

Ripetiamo per la decima volta (lo facciamo da un anno in varie sedi): quello che conta è quante persone muoiono, non se ci sono dei morti con una certa etichetta. Se il totale dei morti e soprattutto di quelli giovani e adulti che non erano cronicamente malati o proprio sani aumenta, questo vuol dire che le cose sono peggiorate. Ed è quello che si vede in Europa se si guarda a quanti morti ci sono, non a quanti sono etichettati “Covid”. Se i morti sotto i 64 anni aumentano e quelli sopra gli 85 anni calano nel 2021 con la vaccinazione, supponendo un differenziale di età medio di 30 anni (55 anni di media per i primi), risultano 30 volte più anni di vita persi.

Come abbiamo sottolineato su questo sito che ce lo consente, tutti i giorni si trovano nelle cronache locali morti molto giovani post vaccinazione “per malore improvviso”. Ognuno di loro perde 50 o 60 o 70 anni di vita. Questo non succede con gli ottantacinquenni che arrivano fino a 86 anni. I dati europei dicono che l’effetto della vaccinazione è stato quello di ridurre i morti oltre gli 85 anni mentre sono aumentati quelli dai sessanta anni in giù. Come stiano le cose in Italia di preciso non lo possiamo dire perché l’Istat non mette a disposizione i dati. Speriamo che nel prossimo report la Gabanelli si occupi di questo.

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