Politica

Parlamento o Bar Sport? Quando l’insulto prende il posto delle idee

Tra offese, volgarità e attacchi personali contro Giorgia Meloni, l’educazione sembra sparita dalle istituzioni. E la vera domanda oggi è una sola: chi rappresenta ancora la civiltà?

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Da tempo assistiamo, dentro e fuori dal Parlamento, a interventi che non sembrano uscire dalla bocca di deputati, sindacalisti o rappresentanti delle istituzioni. Frasi scurrili, insulti diretti, allusioni pesanti: un linguaggio che, più che politico, sembra preso in prestito dal peggior bar di periferia. Il bersaglio preferito è la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Non serve difenderla: si difende benissimo da sola. Il punto non è lei. Il punto è il livello. Perché quando persone che guadagnano 15.000 euro al mese trasformano l’aula parlamentare in un’arena da tifo organizzato, allora sì, qualche domanda bisogna farsela. Ho fatto politica anch’io e mai — dico mai — in un Consiglio comunale o in un’istituzione locale ho sentito parole come quelle che oggi volano con un’imbarazzante leggerezza.

Forse sarebbe bene che certi signori e certe signore, che amano definirsi “acculturati”, facessero una capatina a Oxford. Perché, come recita una nota battuta, “Oxford insegna molto, ma l’educazione resta una scelta personale”. E qui arrivo a una frase che non avrei mai pensato di dire: ha ragione Romano Prodi. Sì, proprio lui.

Quando afferma che “abbiamo bisogno di una come Meloni”, fotografa un dato semplice: nel centrosinistra non si vede una figura altrettanto solida, riconoscibile e capace di tenere la scena. E allora la domanda è inevitabile: può la mancanza di leadership trasformarsi in insulto permanente? È normale disprezzare una persona — uomo o donna che sia — solo perché non si riesce a trovarne una equivalente nel proprio schieramento?

 

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A volte sembra di ascoltare il linguaggio di chi, da bambino, ha imparato a comunicare a colpi di trivialità, forse perché cresciuto in contesti dove il bon ton non era di casa. Eppure parliamo di persone che dovrebbero rappresentare il meglio del Paese, l’espressione del savoir-faire istituzionale.

E allora la domanda finale è semplice, quasi banale, ma inevitabile: l’educazione ha perso la sua casa? Perché se il Parlamento diventa un ring e la politica un insulto continuo, allora il problema non è più di destra o di sinistra.

È un problema di civiltà.

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