Partito unico del centrodestra: tutti i motivi per dire sì

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di Antonello Picci e Antonio Iannizzotto

Il popolo del centrodestra in Italia è maggioranza nel Paese da sempre. Non sempre tuttavia esso ha governato o, peggio, ha governato stabilmente. Ma il popolo che non vuole la sinistra al governo (per intenderci quella che Franceschini deve essere ministro, con o senza elezioni) è attraversato da flussi interni che vanno da Berlusconi a Salvini per poi approdare alla Meloni: sempre comunque solidamente all’interno dello stesso schieramento. E’ piuttosto la politica che non riesce ad interpretare in maniera “definitiva”, per quanto questo aggettivo possa usarsi in questa materia, il sentiment di questo popolo.

L’intuizione del partito unico, che muove ancora una volta dall’immarcescibile Berlusconi, impegna i commenti dei politologi estivi sulle pagine di tutti i quotidiani. Scompagina i giochi fuori e dentro il partito del Cavaliere. Ma, soprattutto all’interno, sarà il momento della chiarezza. Chi sta con il centro alleato stabilmente con la destra democratica non potrà avere più tentennamenti. Spesso è davvero difficile distinguere le posizioni di alcuni deputati azzurri dai colleghi del Pd. Certo, ci sono le normali e legittime resistenze di chi sente il vento dei sondaggi soffiare forte lungo le proprie vele e non è mai semplice mettere di lato la propria storia fatta di fatica e militanza a beneficio di un’idea più grande. Serve generosità per dare agli italiani una nuova visione. E la consapevolezza oramai assodata che senza quel centro non si governa mai: vedere Le Pen.

Qual è questa visione del mondo? Ecco il lato stupefacente: è quella più ovvia, più ordinaria, quasi implicita per un occidentale! “Liberty, religion, land & property!” Al centrodestra non si chiede l’impegno utopistico per una trasformazione rivoluzionaria della società, per la creazione ab nihilo di un mondo perfetto (sappiamo bene che queste sono balle!), ma solo un impegno intelligente per la conservazione di quel minimo di diritti, libertà e benessere che noi occidentali, e solo noi al mondo, ci siamo conquistati nei secoli – e magari di un nocciolo di valori tradizionali e culturali a cui siamo tutti affezionati: la Divina Commedia, una chiesetta romanica in campagna, i dolci della domenica.

Siamo dunque all’“elogio della normalità”, il progetto politico avrebbe il consenso automatico di tutti
quelli che credono che 2 più 2 fa 4. E non c’è nessun bisogno di mettersi un elmo cornuto in testa, di nascondere croci celtiche sotto la camicia, di impastoiarsi con le ambiguità del populismo e
dell’estremismo, che a un certo punto presentano sempre il conto. Basta essere un po’ liberali, un po’ conservatori e un po’ cattolici.

Serve il personale per costruire un’alternativa al pensiero unico: servono intellettuali, giuristi, economisti e politici puri con artigli da tigre. E in ogni caso non si tratta di una sfida da far tremare i polsi, Togliatti è morto, attualmente gli intellettuali avversari sono i rapper. Ma soprattutto, poiché le grandi menti discutono le idee e non le persone, serve una visione del mondo e della civiltà che (è questo il bello!) è già pronta da secoli: l’acqua bolle a 100 gradi e congela a 0. E se la sinistra pretende che l’acqua possa bollire a 0 e congelare a 100, sarà lei a dover dimostrare la sua tesi. Più o meno come quando cerca di spiegare che esistono sei sessi.

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